4 mesi di servizio civile

4 parole, 4 pensieri, 4 mesi di Servizio Civile

Febbraio | SENTENZE

Sono stata alla mia prima udienza. Si, la prima della mia vita dal vivo. In tv e nei film se ne vedono tante, in continuazione e anche se questo potrebbe sembrare un dettaglio, nella pratica è molto diverso. La realtà filtrata da uno schermo è sempre più semplice, dal vivo l’atmosfera è diversa, nell’aria aleggia una sensazione di tensione che non ho mai provato prima, quasi come se fossi io a dover essere giudicata.

È l’udienza conclusiva di un processo che le avvocatesse di Asogen stanno seguendo da più di anno. È un caso di femminicidio, non aggiungo ulteriori dettagli perchè mi fa abbastanza orrore questa parola, anche da sola. In aula il contrasto è netto: da una parte una fila di donne, fiere, femministe; dall’altra due uomini.

Me lo immagino come una rivincita secolare, mi sembra di vedere le anime di tutte le donne che sono state oppresse per secoli pronte a rivendicare la loro dignità, ad ottenere la propria rivincita.

Non avevo letto molto riguardo questo caso prima di arrivare in aula, ma appena entrata non ho potuto che sentirlo mio. Mi sono sentita chiamata in causa come donna, ma soprattutto come essere umano. Mi affiora alla mente l’immagine di una lotta lunga secoli, come se dovessimo aggiungere una piccola pietra alla montagna della giustizia. Me lo immagino come un caso emblematico, come se gli occhi del mondo fossero puntati li e la risoluzione di questa sentenza andasse davvero ad alleviare il dolore di tutte le vittime e dei loro cari.

In un attimo torno alla realtà e mi accorgo che questo è uno dei tanti casi, una lotta all’ordine del giorno
Prima del verdetto finale il giudice dà la parola alle parti in causa.
L’imputato chiede il perdono.
Le figlie della vittima, dall’ altra parte, chiedono giustizia.

Per quanto la scelta sia personale, questa volta so esattamente da quale parte schierarmi.


Gennaio | SCAMBI

Ci sono giorni in cui la lontananza pesa e, quando accade, la parola di qualcuno che scrive da lontano può avere una forza straordinaria. Sentire la voce di qualcuno da casa è sempre un tuffo al cuore. E, anche solo per qualche attimo, torni con la mente alla tua vita oltre oceano. In questo momento in Italia è inverno inoltrato e tra i tanti argomenti di conversazione uno che ricorre spesso è il freddo, il buio, il grigiore di questa stagione.

Solo in quel momento realizzo che, nonostnte siano alcuni mesi che siamo arrivate in Guatemala, non ci sia ancora stato un solo giorno di pioggia. Al contrario, il sole non smette di brillare alto nel cielo. La cosa qui non sconvolge nessuno, è la stagione secca. Allora mi sorge spontanea una domanda “perchè non si vive tutti in un paese dove non fa mai freddo e splende sempre il sole?”

Ecco che di colpo torno alla realtà, quella concreta di ogni giorno, di tutte le fatiche, gli sforzi, le contraddizioni di questo paese.

Saremmo disposti a barattare il nostro lungo e buio inverno per questo perenne senso di insicurezza e povertà?


Dicembre | LONTANANZA

La tua sorellina che abbraccia il monitor del computer per salutarti.
Tutti che si lamentano del freddo e del brutto tempo, mentre tu sei in maniche corte e pantaloncini.
I tuoi zii che imparano ad usare whatsapp pur di farti gli auguri di Natale.
Un discendente Maya che ci tiene a celebrare la Vigilia di Natale unendo due tradizioni antichissime.
Mentre tutti si abbuffano di ogni tipo di cibo, riscoprire il piacere di un piatto di pasta al pomodoro.
Condividere la tavola della Vigilia con persone di ogni parte del mondo.
Quando tutti ti chiamano per farti gli auguri di buon anno con un calice di prosecco in mano e da te c’è ancora il sole alto.

Lontananza è che per quest’anno la tua famiglia è questa e l’anno prossimo non potrà essere che più grande.


Novembre | FUTURI

In Guatemala un giorno come un altro. Come quasi in ogni parte del mondo. Il sole splende alto e io sto lavorando seduta alla mia scrivania. Da fuori giungono le urla lontane di bambini che giocano felici in una casa che riesco a scorgere a fatica tra le foglie degli alberi e le altre costruizioni. Giocano in una casa costruita solo per metà, la parte sotto ben terminata, quella sopra lasciata cosi, incompiuta. Un posto dove da noi i genitori non lascerebbero nemmeno avvicinare i propri figli.

Sarebbe un giorno come gli altri, se non fosse che proprio oggi, tra tutti i giornali di tutto il mondo la notizia di testata è unica. Trump ha vinto le elezioni.

E allora mi domando, che ne sarà di quei bambini che si rincorrono felici? Quale futuro li aspetta?
Possibile che noi, troppo abituati ad un futuro facile e un passato cosi orgoglioso di diritti, permettiamo che vengano cosi calpestati?

E invece loro, che sicuramente non sanno nemmeno di averli questi diritti, hanno ancora tutto il tempo per farsi valere.

E avranno molto da insegnarci, a noi che abbiamo sempre pensato di sapere tutto.

Stefania Teani, volontaria IBO in Guatemala (da 4 mesi di Servizio Civile)



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