A Panciu arrivano i rinforzi

È bello constatare che, nonostante la differenza di culture e di lingua, si può comunicare in tanti modi, soprattutto con i bambini

Sono passati pochi giorni dal nostro arrivo, il clima fortunatamente non è stato particolarmente ostile a differenza delle aspettative. Un cielo limpido e soleggiato è stato di buon auspicio nella terra che sarà la nostra casa per un anno. Un’accoglienza ancora più calda ci è stata destinata dai bambini del Centro Pinocchio che, incuriositi, non ci hanno messo molto a dimostrarci la loro spontaneità e la loro voglia di conoscerci.

La sorpresa maggiore è stata quella di non aver incontrato nessuno sguardo diffidente o ostile. In fondo, avevamo pensato prima della partenza, “chissà quante volontarie avranno conosciuto: non gli faremo né caldo né freddo”, ma, al contrario, siamo state travolte da abbracci e sorrisi e i loro visi così espressivi ci hanno fatte sentire subito a nostro agio e ben volute.

Così dall’aeroporto di Bucarest dopo tre ore di autobus, catapultate direttamente davanti il cancello del centro, con un po’ di ansia, è iniziata per noi una nuova avventura a Panciu. Già dal secondo giorno Paola, amante dello sport, è stata subito coinvolta nelle partite di calcio e appena varcato il cancello del centro al richiamo “Paola…football”, scatta in campo per un nuovo match e sta cercando di ampliare la rosa degli sport, alternando la pallavolo al calcio per coinvolgere più bambini possibili.

Chiara, abituata per il suo passato da scout ai giochi di gruppo, non ci ha messo molto ad invogliare i bambini con una filastrocca ben intonata “…una sardina, una sardina. Due sardine, due sardine” che ha riscosso particolare successo. Io, con la mia calma, do il mio contributo aiutando nei momenti di gioco i più piccoli a mantenere in equilibrio la torre di lego sempre più alta, facendo attenzione che non crolli per non deludere le aspettative.

Il corso di romeno è appena iniziato, non sappiamo pronunciare le parole più elementari né tantomeno formulare frasi di senso compiuto. Siamo estranee in un contesto che non ci appartiene. La situazione si rovescia diventiamo noi le straniere, quelle che non capiscono e che a volte vengono derise dai bimbi, divertiti da una parola tentata e pronunciata male.

È bello constatare che, nonostante la differenza di culture e di lingua, si può comunicare in tanti modi, soprattutto con i bambini: con gli sguardi, con i gesti o con i giochi improvvisati e dire che pensavamo di essere messe in un angolo ed escluse almeno per il primo mese!

Siamo state trasportate dalla nostra realtà ad un’altra completamente diversa e senza ancora poterla codificare, avevamo fatto tutte le riflessioni del caso, predeterminato di muovere i primi passi con cautela, pensato che sarebbe stato tutto complicatissimo. Non eravamo troppo cariche di aspettative e alla fine ci siamo ritrovate subito travolte senza avere la lucidità di programmare troppo e tantomeno di riflettere. Ci stiamo facendo coinvolgere completamente dall’esperienza che stiamo vivendo, senza farci tante domande in modo molto naturale.

Complici di questa accoglienza e di questo stato d’animo sono state, senza dubbio, la cortesia e la disponibilità delle educatrici dell’associazione. Diana e Monika che, anche se estenuate dall’alternarsi delle tante/i volontarie/i nel corso degli anni, ci hanno subito incluse nelle riunioni per programmare le attività settimanali e coinvolte nelle attività formali e non: il corso di pittura di Kietty, altra volontaria dello Sve da quattro mesi a Panciu, l’organizzazione di un balletto per l’otto aprile, Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti, sulle note di “Singin’ in the rain”, la preparazione dei pacchetti per i bimbi e le famiglie per Pasqua, l’organizzazione di un’esposizione dei disegni dei bambini alla scuola primaria, la supervisione durante il momento dei compiti dei più grandi, e l’affiancamento durante le attività di alfabetizzazione per i più piccoli e la piena libertà di organizzare giochi e distrazioni all’aperto durante i momenti di pausa.

Ed è solo l’inizio: ci sono le speranze, le preoccupazioni, i dubbi, e le mille sensazioni che si accavallano e ancora 350 giorni da trascorrere a Panciu, con i bambini del Centro Pinocchio. Non resta che rimboccarci le maniche ed augurarci buona fortuna.

Valentina Vipera, volontaria IBO in Servizio Civile a Panciu (Romania)



X