Abbracci grandi quanto il Mondo

Sono passati più di dieci mesi da quando sono arrivata al “Puericultorio Java”. Rispetto all’inizio sono cambiate molte cose: il rapporto con i bambini, più profondo e fraterno; quello con gli operatori, meno serio e più di fiducia; la consapevolezza di cosa posso dare in questa realtà e cosa no; il legame con questa città, Ayacucho, stimolante ed encantadora. Sono cambiata io.

Mi ricordo le avvertenze pre-partenza: “Non attaccarti troppo ai bambini, anche per il loro bene; tu te ne andrai, loro resteranno”. Poi succede che un bambino di quattro anni vuole essere accompagnato a mano fino all’entrata dell’asilo e nell’augurargli una buona giornata, lui ti risponde: “Gracias mamita”Succede che Kristel, un anno, arriva al puericultorio piena di lividi e con una gamba fratturata, (grazie a genitori incoscienti) e dopo aver giocato con lei, ti guarda fissa e sorride. Succede che arrivano al pueri due sorelle, cinque e tre anni, spaventate, urlano che vogliono la loro mamma, ma chi gli ha dato la vita ha deciso anche di abbandonarle; allora le abbracci forte e dopo quattro giorni sul volto della piccola Frida compare un sorriso.

E capisci che quel tipo di avvertenze le puoi solo prendere e buttare al cestino. 

L’unica cosa che manca a questi bambini è l’Amore. Amore di una famiglia, di un genitore, di un parente, di un caro amico. E sono stati i bimbi a farmi capire che Amore è Protezione. Amare significa proteggere e sentirsi protetti; protetti da un mondo che di accogliente ha ben poco, che è tutt’altro a misura di bambino e che a dire il vero non è nemmeno a misura di uomo. E allora come non donare quello che più di vero c’è in te a ciò che più di vero c’è nel mondo?

Più vivo qui, più vorrei proteggerli tutti in un abbraccio infinitoPraticandoli, ho capito la potenza degli abbracci. Quanto significa per un bambino che si sente solo; quanto influenza la sua autostima, così fondamentale per crescere, per superare i traumi e le paure. L’abbraccio può diventare una vera e proprio terapia: è risaputo che questo gesto stimola la produzione di endorfine e favorisce una sensazione di calma e benessere.

Spesso noi volontarie viviamo momenti di frustrazione quando osserviamo gli altri operatori e le persone che hanno a che fare con i bambini (famiglie comprese), comportarsi con loro con eccessiva durezza o peggio, con indifferenza. Così com’è frustrante conoscere le loro storie, sempre troppo tristi e pesanti per poterle pensare adatte alla vita di un bambino.

Ci si demoralizza, ed in certi momenti ti chiedi se ha senso fare tanta fatica. Fortunatamente è un pensiero che dura pochi minuti; basta uscire dalla mia camera per ritrovare i volti di queste piccole grandi persone che nonostante le loro sofferenze, ti insegnano a vivere con i loro sorrisi.

L’unica cosa sensata da fare in questo mondo è darsi completamente, abbracciare fisicamente e spiritualmente chiunque ne abbia bisogno. Sembra la cosa più difficile, ma in realtà è l’esperienza umana più appagante che si possa raggiungere.

Irene Cappellotto, volontaria IBO in Servizio Civile in Perù



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