volontarie ibo servizio civile

Alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare

Raccontare in 10 minuti il proprio anno di servizio civile non è semplice. Farlo dopo essere tornate solo pochi giorni o poche ore prima da luoghi più o meno lontani è ancora più difficile. Avere davanti un pubblico variegato, ma anche persone con cui si è condiviso tutto in questi mesi, aggiunge emozione e commozione.

I volontari (ma sarebbe meglio dire le volontarie, vista la schiacciante maggioranza) IBO che domenica 4 settembre hanno raccontato il loro intenso anno di Servizio Civile in Perù, Guatemala, Madagascar, India, Romania e presso la sede nazionale di Ferrara, nonostante il poco tepo a disposizione di ognuno, sono riusciti a trasmettere tanto di questi loro intesi mesi. Parole, foto, musiche, video che hanno composto un ideale viaggio intorno al mondo, partendo però sempre da storie di persone incontrate, di luoghi conosciuti, delle loro personali esperienze, delle gioie e difficoltà vissute.

Lo hanno fatto anche il giorno dopo, nelle valutazioni sui progetti e attività, con tanta voglia di parlare, di spiegare, di capire, mettendosi in gioco con spirito costruttivo e tanta passione.

Saranno sempre una parte importante di IBO per l’impegno, la responsabilità, il coraggio che ci hanno messo in questo viaggio lungo un anno, tappa intermedia o meta ideale, del loro cammino di vita.

[simnor_toggle icon=”plus” heading=”Leggi il racconto della giornata” text=”E’ il 4 settembre, siamo a Ferrara, ed è una giornata umida, ma soleggiata. Oggi per i volontari di IBO Italia in Servizio Civile è il momento di raccontare il loro anno di impegno in Italia e nel mondo. I primi a parlare sono i ragazzi che hanno svolto il Servizio a Ferrara: Gianluca, Lea, Alessio e Fabiola. Mostrano un video dell’esperienza vissuta con IBO. “Crescere partendo da qui” dice Lea. E stringendo in un abbraccio i suoi compagni aggiunge: “E’ camminando insieme che si ottengono i risultati migliori”. Tutti e quattro hanno dei sorrisi contagiosi sul volto.

L’incontro prosegue con i racconti dai progetti all’estero e le emozioni non mancano. La prima a parlare è Giulia, tornata dal Madagascar, ci racconta che il nome della città in cui è stata in questo anno di Servizio Civile Nazionale si traduce in “la città dove si apprende il bene” e dalle sue parole mi sembra che abbia fatto proprio questo, che abbia appreso il bene e sua volta l’abbia fatto apprendere agli altri, l’abbia redistribuito. Poi è il turno di Valeria tornata da poco da Mumbai, India. La cosa che mi colpisce di più è la delicatezza e l’eleganza che utilizza per condividere la sua esperienza. Racconta dello slum Dharavi nel cuore della città, della sua “pazzesca” densità abitativa e sottolinea la mancanza dei servizi da parte dello stato. Le attività che seguiva erano a contatto con molte donne, donne dal cuore grande che avevano voglia di condividere tutto, di donare quello che possedevano e lo facevano in modo incondizionato. In streaming, collegata sempre da Mumbai c’è Luana che scelto di restare proprio lì, dove ha iniziato il suo Servizio Civile. Racconta di avere visto 8 anni fa il film “Millionaire” ambientato nello slum. “Mai mi sarei immaginata di trovarmi qui dopo anni”. Nel suo anno di volontariato ha collaborato con una ong locale che si impegna quotidianamente per cancellare gli stereotipi legati alla realtà dello slum.

Giulia ed Elisa ci portano in un’altra parte dell’India, lo stato del Karnataka. “Mundgod ci ha messo a dura prova”. Raccontano delle difficoltà e della forza che hanno avuto a portare avanti il loro anno di volontariato. Due ragazze, due donne forti e tenaci, due grandi amiche con una straordinaria capacità di adattamento per dare il loro contributo, nonostante tutto. Elisa ha gli occhi lucidi, racconta che le persone che ha sentito più vicine sono state “le persone semplici” che le hanno regalato sorrisi gratuiti anche nei momenti più difficili. Chiara e Alice invece sono state a Panciu, in Romania. Sono tornate il giorno prima dell’incontro e devono ancora rendersi del tutto conto di essere di nuovo in Italia. Sorridenti e cariche di emozione parlano del Centro Educativo Pinocchio “E’ un progetto che dura da tanti anni e in cui è bello investire energie, ci siamo sentite a casa. Si sente la storia, si vedono i cambiamenti”. Ammettono che stanno già progettando di ritornarci prossimamente. “Essere volontari significa essere disponibili a fare un po’ di tutto, tante piccole azioni che possono portare a grandi cose”.

Stefania e Francesca, che sono state in Guatemala, sono entrate in contatto con le grandi difficoltà sociali del paese, in particolare con la realtà legata alla violenza sulle donne. Si sono messe a dura prova. Francesca ha scoperto di avere grandi capacità di adattamento e di mediazione nelle relazioni umane. Stefania descrive un suo ricordo: “Una ragazza prima di partire, nel momento del saluto, mi ha detto: Grazie per avermi dato la possibilità di sorridere”. Sara e Silvia, anche loro tornate pochi giorni fa dal paese centro-americano, ogni tanto mescolano la lingua italiana e spagnola, mentre condividono con chi le sta ascoltando i loro progetti di educazione all’ambiente e all’ecologia, corsi d’inglese per bambini e ragazzi, un corso di teatro e corsi di ginnastica e manualità per anziani. Sara dice: “Abbiamo dato tanto e abbiamo ricevuto tanto”.

Giulia è rientrata da Lima e tra poco ripartirà per la capitale peruviana per altri tre mesi. Si è occupata di progettazione, un lavoro poco visibile, ma ugualmente importante: “E’ necessario che qualcuno operi in secondo piano a livello organizzativo, per far si che ci sia qualcun altro in prima linea”. Irene e Olga sono state ad Ayacucho, sempre nel paese sudamericano. Irene è consapevole di essere cresciuta sia a livello umano che professionale. Olga dice: “E’ stata dura conoscere le storie di vita dolorose dei bambini, ma dal loro dolore abbiamo appreso molto, la loro voglia di sorridere ci ha dato forza anche nei momenti più difficili. Giorno dopo giorno siamo diventate persone di fiducia”. Ultime protagoniste della giornata sono Silvia e Rossana che hanno svolto il loro anno Servizio Civile Nazionale a Pueblo Nuevo, nel nord del Perù. Con gli occhi lucidi preferiscono alle parole, un video della loro esperienza. Molte persone incontrate e tante le attività svolte: il servizio alla mensa per gli anziani poveri del quartiere, la vendita del platano fritto, l’assistenza ai bambini disabili, l’educazione dei bambini piccoli, un corso di ballo al centro culturale e tanto altro ancora.

Fare un anno di volontariato, soprattutto all’estero, ti fa vivere tante situazioni che non sono sempre facili da gestire, a volte bellissime e piene di gioia, a volte drammatiche e traumatiche. E’ un anno che ti mette alla prova, ti fa capire davvero chi sei, in cosa credi e, anche se non avviene sempre nel modo in cui ti aspetti, contribuisce alla tua crescita personale.” onload=”closed”]



X