Avvicinarsi alla gente e capirla: il mio ricordo di Padre Ugo

11 anni fa sono stata catapultata dall’Italia a Lima, in una realtá chiamata Operazione Mato Grosso.
Non avevo mai sentito parlare di come operasse, né del suo fondatore.

Per chi entra nell’OMG da esterno é molto difficile capirne i dettagli. La grandezza e la dimensione dell’impatto sono facili da percepire. Ma i dettagli, quelli si, sono difficili da intendere perché i codici di interpretazione sono totalmente diversi da chi vive quotidianamente come me nella società di oggi, quella veloce, quella distratta e indifferente, quella scettica e cinica.

Eccomi allora. Una mattina di 11 anni fa, entro in punta di piedi a Casa Tirado (sede principale dell’OMG) e mi siedo a far colazione nella sala dove era apparecchiato per almeno 40 persone (la vita di comunitá é anche questo). Ero sola al tavolo e da un momento all’altro ho percepito un’ agitazione generale, un mormorio gioioso, e ho alzato lo sguardo0.

Sulla porta vedo un signore alto, con uno strano copricapo, che osserva.
Dà uno sguardo veloce alla stanza e mi vede. Un attimo, veloce, in cui ho sentito che il “vedere” puó coincidere con il “leggere dentro”.
Si avvicina e si siede accanto a me, al tavolo vuoto.
Tutti guardano sopresi e mi dicono “Che fortuna che il Padre si sia seduto accanto a te”.
In quel momento non ho capito.

Mi sono sentita frastornata e non avevo capito quell’agitazione generale attorno a quest’uomo che si era seduto accanto a me e mi chiedeva: “Chi sei?”.

Da quel momento é inziato il mio cammino insieme all’OMG.
Un cammino difficile, che ha messo in discussione tante mie convinzioni, altre le ha rafforzate.

In tutti questi anni ho avuto modo di rivedere il Padre in molte occasioni, ma mai come quella volta in cui mi si é avvicinato e mi ha letto dentro. Quella che sì ho visto, ho conosciuto, ho fatto mia, è stata l’OMG. Le persone che tutti i giorni cercano di migliorare e dare un senso a questa vita, a volte cosi ingiusta, a volte cosi meravigliosa. E alla fine di tutto, non vedo molte differenze tra chi crede in una causa o in un’altra. Alla fine di tutto, quello che conta é sorridere all’altro, tendergli una mano, condividere, dare senza necessariamente ricevere. E camminare insieme nelle diversità. Ancora oggi mi chiedo cosa ci porti ad accettare la diversitá degli altri, pur non condividendo tanti aspetti o credenze e non trovo nessun altra risposta che non sia Amore. Amore verso Dio, oppure verso l’Uomo, oppure entrambi, importa?

Oggi capisco il passo del Padre quella mattina in quella sala.
Si é avvicinato a chi non conosceva, ad un estraneo, e ha chiesto della sua vita e delle sue aspirazioni.

Io penso che sia stata una sua grande dote, quella di avvicinarsi alla gente, e di capirla.

Guardando la grandezza del suo operato, e le migliaia di persone che lo accompagneranno in questi giorni in Perú, mi sembra che il messaggio che lascia Padre Ugo oggi sia proprio questo: non dimenticarci mai di chi ci é accanto, di chi vediamo tutti i giorni, di chi non vediamo, di chi ha bisogno e di chi non ne ha.

Perché gli Altri siamo noi stessi.

Manuela Di Spaldro, responsabile della sede IBO Italia in Perù e referente paese



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