I cani di Panciu

Cani e bambini. Bambini e cani.

Panciu, Romania, Europa. L’Europa che non entra nei libri di storia se non come sbiadita comparsa. Tu l’hai conosciuta osservandola dal buco di una serratura. Vedi Bucarest, il Parlamento quasi più grande al mondo, l’opportunità di fare una vacanza a basso costo. Oppure, perché no, il luogo in cui trasferirti una volta maturata l’età pensionabile per vivere la vecchiaia in serenità. Poi vedi i rom nella tua città. Sporchi, nullafacenti. Chiedi ad alta voce l’ausilio di una pala meccanica per abbattere le loro case. “Tornatevene a casa vostra” gli urli agitando arrabbiato il telecomando contro la televisione.

Qual è casa loro? Quella che vuoi buttare giù? Non lo è la Romania, perché rom e rumeni son due cose molto diverse anche se in parecchi fanno confusione. Diverse a tal punto che i rumeni sono profondamente arrabbiati con i rom colpevoli di dare una brutta immagine della Romania all’estero. “Se ne incontro uno lo prendo a calci in faccia” mi dice senza mezzi termini un ragazzo al bar, dopo avergli detto che io con i bambini rom ci lavoro. Poveri rom. Sono sempre ospiti indesiderati a casa di qualcun altro.

Un po’ come i cani di Panciu. Prima di venire a fare volontariato qui, mi avevano detto della loro presenza massiccia sul territorio. Era più un avvertimento che una comunicazione. “Stai attento ai cani, mordono”. Poi, però, appena sceso dal microbus che lascia proprio davanti alla scuola del paese, me ne ritrovo due a darmi il benvenuto insieme ad altri volontari. Più che mordere, però, si buttano a pancia in su ai miei piedi per chiedere coccole ed attenzioni. Non vengono ben visti dalla gente locale, non da tutti almeno. Sporcano, portano pulci e malattie. A tratti sembrano numericamente più loro delle persone che vivono in questo paese.

Non so se la gente preferisca aiutare più i cani che i bambini rom. Sicuramente ai cani non è permesso di entrare nel Centro Diurno in cui lavoriamo. Qualche volontario lo faceva in passato, poi gli è stato giustamente impedito. Noi, comunque, quando avanza un po’ di cibo lo andiamo a mettere all’angolo della strada. Tra l’indifferenza generale degli abitanti, quel poco che facciamo basta loro per sentirsi riconoscenti nei nostri confronti. C’è un gruppo di cani in particolare, quello che vive nei dintorni del Centro, che ci segue ovunque.

Siamo diventati per loro un punto di riferimento. Lo siamo diventati anche per i bambini del Centro. Loro non sono tutti rom in realtà, però la gente del posto non lo sa e per questo non vede di buon occhio quello che facciamo. Che poi cosa facciamo? Diamo loro un porto sicuro, un po’ di affetto ed un pasto caldo. Niente di speciale, qualcosa a cui ogni individuo al mondo dovrebbe avere di diritto. Figuriamoci un bambino.

I bambini ci aspettano alla statua ogni mattina, prima di andare a scuola. Diamo loro la colazione per incominciare la giornata col sorriso. Anni fa uno di loro disse alla social worker dell’associazione che non voleva scendere dal letto e passare la mattinata seduto dietro un banco. Gli faceva male lo stomaco per la fame. La gente di qui, però, non sa come vivono questi bambini. Forse perché sono tanti, perché camminano per strada in gruppo e senza una meta prestabilita. Forse perché sono un po’ sporchi e non bene vestiti.

Mi ricordano un po’ quei cagnolini che ci seguono sempre, che hanno bisogno solo di affetto ed attenzioni. Alcuni di loro mordono, altri sono un po’ invadenti e ti saltano addosso per giocare. Ma sono solo cani. E loro sono solo bambini. Bambini e cani. Cani e bambini. Bambini che non vanno trattati da cani e cani che non vanno trattati come bambini. Entrambi, però, alla ricerca di qualcuno che li accarezzi per strada la notte.

Alberto Visceglia, volontario in Servizio Civile a Panciu

Racconto 3° classificato Concorso Letterario 2019 ”Racconti di un’esperienza”



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