Ciao Lucia. Lettera alla nostra volontaria

Il 28 gennaio 2025 è mancata all’età di 63 anni Lucia Mazzocchi, volontaria di IBO Italia in Burundi, nell’ambito del progetto di educazione di base a Gisanze-Ruzo dal 1985 al 1988. Originaria di Monticelli d’Ongina (PC), è venuta in contatto con il mondo del volontariato e in particolare con IBO attraverso un’amica di famiglia, Lucia Salotti, una della prime volontarie laiche a lavorare in Burundi.

Per tre anni Lucia si è occupata del settore sanitario del progetto a Gisanze con attività di animazione, educazione sanitaria e vaccinazione dei bambini. In particolare la sua azione si svolgeva sulle colline più lontane da Gisanze per poter assistere chi con difficoltà avrebbe potuto raggiungere il dispensario. Durante il suo periodo di sevizio ha affrontato con determinazione e coraggio episodi particolarmente difficili, come l’espulsione dal paese. Tornata in Italia ha continuato il suo impegno in IBO occupandosi di un nuovo progetto in Costa d’Avorio, seguendone la realizzazione e la formazione dei volontari.

Sposata e con due figli, per tutta la vita, mentre svolgeva il suo lavoro presso l’ospedale di Cremona, ha mantenuto viva e attiva la sua attenzione per il Burundi e la sua profonda amicizia nei confronti di Padre Angelo Marcandella, degli ex volontari IBO, dei padri Saveriani e della vita degli amici burundesi.

Il commiato dell’associazione

Ciao Lucia. Anzi, per noi volontari IBO in Burundi, Lucietta.

Quando sei arrivata c’era già una Lucia, Lucia Salotti, e tu che come noi eri una giovincella di buone speranze eri più piccolina. Quindi, Lucietta.
Piccolina, ma grande!

Un cuore grande, un gran coraggio, un’energia appassionata che ti portava sulle piste del Burundi, sulla tua I-Lux, insieme a Roberto e ai tuoi assistenti che avevi opportunamente formato, a fare vaccinazioni, a
misurare peso e crescita dei bambini, a organizzare incontri di educazione sanitaria con le mamme.
Là, sulle colline del Burundi, già in partenza la mattina presto, rincasando a Gisanze nel pomeriggio, saltando il pranzo. Arrivavi con la battuta pronta perché avevi bucato (e ti succedeva spesso), perché le
vaccinazioni erano state tante, perché Evaristo il cuoco aveva cotto del pane buonissimo, perché avevi voglia di fare una torta, e che brava pasticcera eri!

Poi ci sedevamo in cucina, e davanti a una tazza di the, ci raccontavamo la giornata, ci confidavamo pensieri, preoccupazioni, dubbi, riflessioni sul nostro essere lì, sulle motivazioni profonde, sui comportamenti da
tenere nelle varie situazioni. Osservazioni di senso, mai scontate che facevano capire quanta attenzione ai particolari, quanta cura nella scelta dei gesti, delle parole.

Il sabato la casa risuonava di musica a tutto volume mentre ripulivamo casa e cantavamo a squarciagola. La musica scendeva giù fino al marais e scollinava oltre la piazza della chiesa, giù giù fino al Centro agricolo.
Daniele da lì tornava a casa ed entrando abbassava il volume. Per pochi secondi, perché poi tu arrivavi e su, ancora musica a tutta birra! Un vulcano di gioia ed energia!

Potremmo star qui ore a raccontare: le corse verso l’ospedale di Muyinga a portare una donna bisognosa di un cesareo o un bambino scivolato nel fuoco, una festa da organizzare per gli ospiti che arrivavano, per gli amici che rientravano in Italia, le inevitabili arrabbiature per i mille inconvenienti della vita del progetto.

Così eravamo: giovani indomiti, pieni di generosità, di temerarietà, con la determinazione di portare a termine il nostro compito fino in fondo, pur sapendo che voler svuotare il mare della miseria e dell’ingiustizia con un cucchiaino era una utopia, ma credendo fino in fondo che il nostro posto era lì, e non poteva che essere lì a testimoniare vicinanza, solidarietà, amore. Che solo così l’utopia diventava vita vera, gesto di vicinanza, seme di pace posto a dire che l’uomo può essere la bestia più feroce che ci sia, ma che è anche e soprattutto l’essere di cui Dio si è compiaciuto come cosa “Molto buona”, fatta a sua immagine e somiglianza.

Sei stata espulsa dal Burundi, ad un certo punto, ma non hai mollato! Hai fatto e fatto finché sei riuscita a tornare a Gisanze, perché le cose vanno fatte tutte sempre fino in fondo e bene. Una volta in Italia hai continuato il tuo lavoro per l’IBO a testimonianza di quanto vero fosse il tuo impegno, di quanto ci credevi.

Ci sei stata maestra anche in questo: tornati in Italia, le nostre scelte familiari, di lavoro, di impegno, di stile di vita pur nelle differenze, si somigliano, I nostri pensieri collimano, la nostra volontà di continuare a
sostenere i fratelli del Burundi ci fa incontrare, ci fa muovere insieme, fa nascere nuovi progetti. Marietta da Kamenge ne sa qualcosa. Solo voi due, tu e lei, sapete quanto hai donato, quanto e chi hai sostenuto laggiù
e quanto ancora il desiderio di aiutare scaldava il tuo cuore, andava oltre la tua situazione di malattia.

Sempre positiva, sempre battagliera. Consapevole fino in fondo, fino all’ultimo di ciò che ti stava accadendo, ma mai arresa a quello che chiamavi “il mostro”.

Proprio come là, in Burundi, anche ora non hai mai mollato, fino in fondo, fino alla fine. Eri tu a chiamare e chiedere di uscire a cena insieme, ad organizzare con Mauro una splendida giornata a Bobbio, o sul monte
Pennice con noi tuoi amici, a progettare una visita da Padre Angelo, o da Vittorio quando era ricoverato in ospedale. Noi timorosi che per te fossero giornate pesanti (e lo erano certo), ma tu col sorriso e un paio di frasi categoriche a scartare l’idea che il male potesse impedirti l’opportunità di vivere a pieno, di godere della presenza gli uni degli altri.

Lucia, Luce. I salamelecchi sdolcinati non ti sono mai piaciuti, ma lasciaci ringraziare il Signore per la luce che fino alla fine hai lasciato a tutti noi.
Sei rinata, qualcuno ha detto.
Sei arrivata, qualcun altro ha affermato.
Sei con il Padre che ora ti avvolge nel suo amore, finalmente libera.
Incontrerai, tra gli altri, Chiara, Misa, Vittorio, salutali per noi con la tua bella voce squillante e decisa, quella che aveva la capacità di farci sorridere e darci la carica.
Lucia, anzi Lucietta, tesoro caro, amica preziosa, anima grande e forte, Lucietta, eccoci qui con il cuore gonfio di tristezza, ma grato a Dio di averci fatto dono della tua amicizia e del tuo esempio.

Preghiamo per te e tu, per favore, prega per noi.