servizio civile mumbai

Come sta andando?

E come sta andando?”.
Ecco la domanda del secolo.

Ogni volta che la sento mi piacerebbe teletrasportare chi me la chiede esattamente accanto a me. Perché sono a Mumbai da cinque mesi, e sono cinque mesi pazzeschi davvero difficili da raccontare e soprattutto far capire.

A Milano ti offrirei un caffè, qui invece staremmo bevendo un chai (tè, latte e spezie) bollente a uno dei mille baracchini disseminati per queste strade. Il rumore dei clacson è assordante, il cielo è grigio da mesi, l’umidità è alle stelle, gli esseri umani sono troppi per i metri² che occupano, è tutto “troppo”. Sento che l’India, Mumbai in particolare, spesso e volentieri sia “troppo”: troppo caos, troppa differenza, troppo contrasto, troppa meraviglia. Il punto è che tutto questo ti incanta e una volta che impari a conviverci, ad accettarlo e a nutritrici è proprio in quel momento che la magia avviene e tutto comincia a incastrarsi bene.

Ci vorrebbero altri cento chai per descriverti per filo e per segno quello che questo Servizio Civile mi sta facendo vivere: il ritorno in India, Mumbai, il lavoro con CORP (l’ONG locale a cui ci appoggiamo), i giorni che si susseguono uno più nuovo e intenso del precedente.

Ho cominciato senza troppe aspettative e pretese, con l’idea ben chiara di mettermi completamente al servizio degli altri senza imporre la visione né mia né di quella parte di mondo che mi ha formato fino a ora. Non sono un’educatrice, non sono una psicologa, non sono una cooperante, non sono una fundraiser. Sono Tilli, ho studiato belle arti, ho fatto lavori disparati, sono innamorata di questo posto e non posso fare altro che esserci al meglio delle mie possibilità.

Alcune volte è davvero difficile. Ci sono dei giorni in cui penso di non potercela fare, di essere inutile, confusa e confusionaria. Mi chiedo cosa stia facendo e che senso abbia tutto ciò, per me e per gli altri. Poi però ci sono quei giorni, e per fortuna sono la maggior parte, in cui mi ritrovo a sorridere a caso per strada diretta al centro o mi commuovo dalla gioia guardando Mumbai scorrermi sotto agli occhi sul treno al tramonto.

Mi sono interrogata spesso sull’origine di queste emozioni così intense e se all’inizio trovassi nell’essere di nuovo in India la risposta principale, ora posso dire che sono loro. Perché sono stati proprio loro, quei 60 bambini dello Street Children Project di CORP, a stregarmi il cuore mesi fa ribaltando certezze e speranze.

Ci sono giorni in cui rido a crepapelle con loro, altri invece la strada da cui vengono tutte le mattine non riesce a rimanere fuori dal portone e piango in silenzio.

Delle volte mi fanno arrabbiare, con loro e soprattutto con il mondo per cui tutto sono tranne che bambini, altre sono fiera di loro e dei i piccoli traguardi che riescono a raggiungere. Spesso mi prosciugano di qualsiasi energia possa essere provvista, poi però a fine giornata li guardo appoggiando la testa allo stipite della porta e vorrei che la giornata fosse eterna.

Ci sono dei momenti in cui proprio non capisco, ma poi sono loro ad entrarmi dentro, a curarmi e aiutarmi, più di quanto io possa fare con loro.

Sono a metà di questo anno e non cambierei una virgola di quello che sto vivendo.

Sta andando abbastanza bene direi.
Altro chai?

Tilli, volontaria IBO in Servizio Civile in India (Mumbai)



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