In spagnolo, “SER” significa “essere”; “SERES“, invece, sono gli esseri umani.

Solo l’essenziale, l’arte di essere e di mostrare l’unicità di ogni essere umano, è forse in grado di abbracciare tutte queste storie. Adesso sono una sorta di memory: un giocare tra immagini e dialoghi, nel ricordo, ma anche nella consapevolezza che le parole e l’ESSERCI possono molto davanti alla durezza della vita.

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– Miss, quando è il suo compleanno?
– Il 9 novembre.
– E quello di sua mamma?
– Il 25.
– Tua mamma ti prepara una festa per il tuo compleanno?
– Sì. Anche i tuoi genitori?
Solo mia mamma. Non ho il papà.

 

– Il 25 è il compleanno di mio papà.
– Di che mese?
– Agosto.
– Che bello, allora lo festeggeremo assieme.
– In realtà lo festeggiamo il 9. Gli fanno una messa.
– Una messa?
Sì, perché lui non è qua. È sopra. (mi indica il tetto, o il cielo)

 

Un papà
viene a prendere
la figlia di 5 anni a scuola.
La chiama dal cancello, e lei gli dice:
“Sei di nuovo ubriaco, vero?
Parli tutto strano.”

 

 

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– Uno dei miei zii è morto.
– Davvero?
– Sì, gli hanno sparato.
In realtà il colpo era per mio papà, però mio zio si è messo in mezzo e se n’è andato.

 

 

– Hai scritto che per te “violenza” è prendere brutti voti.
– Sì, perché mio papà mi picchia quando prendo brutti voti.
– Però non importa se prendi un brutto voto, ci sono cose peggiori, no?
– Sì, però lui mi picchia lo stesso.
– Credi che potresti parlargliene?
– Non mi sembra una buona idea, mi picchierebbe di nuovo.

– Vuoi bene a D.?
– Voglio bene a tutti voi.
– Però lui è molto scalmanato.
– Si vuole bene alle persone anche quando sbagliano qualcosa.

 

 

– Un amico di mio papà è caduto dalla barca.
– Mi dispiace un sacco. Quando è successo?
– Cinque giorni fa.
– Non resta che aspettare, no?
– Non so, cinque giorni in mare sono tanti.
– Però bisogna aspettare e sperare comunque, no?
– Sì, credo di sì.

 

 

K. Arriva a ludoteca e non parla. Vedo subito che sul viso non ha il sorriso di sempre e gli chiedo
cos’ha. Non risponde, non dice neanche una parola. Si nasconde sotto a un tavolo, non vuole
partecipare all’attività. Mi siedo e lo guardo negli occhi da sotto il tavolo, e gli dico:
– Se hai voglia di parlare, io ci sono.
Non mi raggiunge se non verso alla fine della sessione, si avvicina e mi guarda senza dire nulla. Gli
chiedo se ora ha voglia di sfogarsi un po’. Risponde:
– Di parlare non ho voglia, però se potessi darmi un abbraccio…

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– La tua pelle è più chiara della nostra
– Sì, non hai idea di quanto velocemente mi scotti.
– A me piacciono i tuoi occhi azzurri.
– A me piacciono i tuoi.

 

 

 

 

– Sai, a noi dicono sempre che siamo del colore della terra. Per la nostra pelle.
– È così, no?
– Credo di sì. Nel tuo Paese dev’esserci tanta neve, quindi.
– Perché?
– Per la tua pelle.

 

 

 

– Perché gli spagnoli hanno voluto farci la guerra, agli Inca, a noi?
– Bella domanda. Tu perché credi che l’abiano fatto?
– Per ciò che avevamo. Per per l’oro, per i minerali.
– Esatto.
– Però mio papà mi ha detto che non è stato solo quello. Perché ci hanno rubato anche la lingua. Il quechua era la nostra lingua, però io so solo alcune parole. E ne so molte in spagnolo, però non sarebbe quella la mia lingua.

 

– Maria, dove vivono gli indios?
– In questa zona. (gli indico l’Amazzonia)
Parlo con un amico, e dopo qualche giorno:
– Maria, dove avevi detto che vivono gli indios?
– Guarda, ne ho parlato con un amico che ne sa più di me al riguardo, e mi ha detto di dirti che
gli indios vivono nei tuoi occhi e nel tuo spirito.
Rimane un attimo in silenzio.
– Meglio, così non mi serve trovare i soldi per andare fino a dove mi avevi detto.

 

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– Io voglio andare in Italia.
– Beh, magari un giorno ci andrai, no?
– Non credo, non abbiamo tanti soldi. E poi col passaporto è difficile, non ci fanno uscire.

 

 

 

– K., perché hai chiesto a Maria di disegnarti una mappa?
Per sapere in che parte del mondo ci troviamo.

 

 

– Come ti sei sentito mentre i tuoi compagni ti gridavano che stavi facendo tutto male?
– Piangendo.

 

 

 

– Dovrei andare a dormire.
– Devi andare a scuola domani?
– Sì.
– Allora sì, è meglio che tu vada a riposare.
– E a sognare, no?
– Sì, soprattutto quello.

 

 

Una bambina vede passare un aereo, alza le braccia verso il cielo e, mentre corre seguendo l’aereo,
dice: “Voglio volare con te!”

 

 

 

– Come ti sei sentita oggi?
– Bene, perché per la prima volta ho fatto un goal a un maschio.

 

 

 

– Miss, nel suo Paese cosa fanno a un uomo che stupra una bambina?
– Lo mettono in prigione e lì rimane per molti anni, direi.
– Qui lo fanno star dentro uno o due anni. Non gli importa molto. E nel suo Paese rubano
bambini?
– Direi che non succede molto spesso.
– Qua succede molto spesso.

 

X: Miss, quante ore di macchina sono da qui fino all’talia?
Y: Non si può andare in macchina X., c’è un oceano di mezzo. E l’Italia si trova in Europa, no,
signorina?
Z: In Europa, sì.
X: Ah okay. E cos’ha studiato, miss?
Z. All’inizio, letteratura…
X: E cos’è?
Z: Leggere libri e conoscere la storia di chi li ha scritti, più o meno.
X: Di’ “leggere libri”, è più facile. E, a proposito, ce ne leggi uno?

SER(ES), è una raccolta di storie a cura di Maria Casolin, volontaria IBO dei Corpi Civili di Pace in Perù.
L’ultimo capitolo di SER(ES) sarà on line martedì prossimo, 26 maggio.

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