Emozioni al Nava Jeevana

”La felicità è alla portata di tutti, perché, alla fine, essa consiste nel sapersi accontentare di ciò che si ha e nel fare per gli altri ciò che si può”. (B.P.)

In questi, appena trascorsi, 3 mesi al Nava Jeevana quante lacrime ho versato pensando alle risorse di cui questi bambini potrebbero beneficiare, se solo fossero nati altrove;
Quanta frustrazione nell’avere strumenti limitati e non proprio di ultima generazione, rispetto a quelli a cui ho, generalmente, accesso a lavoro.

Da qualche giorno, però, una serenità mista a commozione, si sta facendo spazio, dentro me, vincendo la frustrazione.

Non lo devo ad una improvvisa estasi o saggezza interiore!

Lo devo, piuttosto, alle decine di sorrisi che, sollevandosi dai libri, mi accolgono non appena lascio la mia stanza al mattino; lo devo alle manine che ogni sera mi riaccompagnano alla stessa stanza augurando ”Goodnight Miss/ auntie / Aca / Lety/ letiscia”!

Lo devo alla tenace semplicità con cui i bambini si rialzano, senza versare una lacrima, dopo esser caduti; alla tenacia con cui superano ogni sorta di (ai miei occhi) barriera architettonica.

Lo devo ai bambini ciechi che supportano, abbracciandoli, quelli diplegici e si caricano sulle spalle le loro stampelle; lo devo, ai bambini diplegici che abbracciando quelli ciechi ne diventano guida!

Lo devo alla sorprendente abilità di questi esserini fantastici di affrontare il dolore, convivere con le proprie deformità e patologie, privando di ogni significato la parola ”disabilità” e rendendo possibile ciò che può sembrare impossibile.

Sempre a loro, devo l’ avermi insegnato cosa significhi accettare chi si è e quello che si ha!

Un concetto estraneo ad un occidentale inquieta come me, sempre pronta a muovere il passo successivo, alla ricerca ”del meglio”, di ”qualcosa di più”.

Quest’attitudine potrebbe, superficialmente, essere interpretata come rassegnazione; sto imparando che, invece, si chiama Felicità!

Letizia Rega, volontaria IBO in Servizio Civile a Bellary



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