Il viaggio di aiuto verso l’Ucraina: l’intervista a Milena Punzi

Tutti noi siamo stati intimamente colpiti dai terribili eventi in Ucraina. Le atrocità della guerra, dopo più di 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale tornano a bussare alle porte dell’Europa. Alcuni di noi, di fronte a queste violenze, hanno deciso di intervenire e prestare il proprio aiuto. È il caso di molti volontari e ONG che si sono impegnate, fin dai primi giorni di crisi, a portare al confine con l’Ucraina materiale di prima necessità e cibo ai profughi della guerra. Oggi vogliamo raccontare il viaggio umanitario compiuto dal 07  all’11 marzo da Sapori Reclusi, associazione culturale nata nel 2010, con l’aiuto di IBO ItaliaPartiti in pullman dall’Italia, carichi di beni di prima necessità, sono tornati con 40 persone: tra donne, bambini e anziani. Di seguito l’intervista a Milena Punzi, una volontaria partita con la missione umanitaria, decisa a portare il suo sostegno alla popolazione ucraina.

Da chi è nata principalmente l’idea e perché?

L’idea è nata da Davide Dutto, il presidente dell’associazione, che guardando la TV si è chiesto se poteva fare qualcosa. Tramite l’associazione, allora, si è messo in contatto con la Bus Company che ha offerto di dare una mano nel pagamento del viaggio e del servizio degli autisti, per portare alcune delle persone che avevano bisogno in Italia.

Chi vi ha aiutati a raggiungere l’obiettivo? E come?

A portare a compimento la missione hanno contribuito: la Bus Company, per il viaggio; i dipendenti della Banca Azzoaglio che hanno organizzato una raccolta di materiale di prima necessità che poteva essere utile e IBO Italia, tramite la quale siamo riusciti a metterci in contatto con altre realtà che operano in Romania per aiutare nell’emergenza Ucraina. Loro ci hanno aiutato a trovare le persone da portare in Italia. Un altro contributo è arrivato dalle persone che hanno fatto le donazioni. Ovviamente avevamo bisogno di soldi per le emergenze del viaggio: per pagare un pasto caldo durante il viaggio di ritorno ecc. Le associazioni della Romania inoltre ci hanno dato davvero una grossa mano, hanno trasmesso molta organizzazione.

Quanto e cosa siete riusciti a donare in tutto?

Con i materiali da donare abbiamo riempito il bagagliaio di un pullman da 47 posti e questo sia quando siamo andati in Romania che quando siamo andati in Polonia. Era pieno di un po’ di tutto ciò che è necessario. Eravamo in contatto con le associazioni anche per chiedere cosa fosse importante portare: medicinali, acqua, coperte, vestiti, cibo.

Come vi hanno accolto? Come sono organizzati nel ricevere aiuti dall’estero?

Noi siamo arrivati fino al confine tra Romania e Ucraina e il deposito è stato indicato da IBO Italia. Quando siamo partiti per il viaggio, molto era ancora da organizzare: c’erano poche informazioni, i contatti erano ancora pochi. Sapevamo, però, che c’era bisogno e quindi siamo partiti nonostante l’ansia di non riuscire a portare i beni e a metterci in contatto con persone che volevano venire in Italia. Per fortuna in Romania c’è stata molta coordinazione e molta comunicazione tra le associazioni e disponibilità a tutte le ore. Le associazioni che ci hanno aiutato sono Asociatia Lumea lui Pinocchio di Panciu; FDP-Protagonisti in educatie di Bucarest; FOCSIV; Asociatia People to People di Oradea e Associazione FARA di Suceava. Abbiamo dormito e mangiato poco  perché c’era molto da fare durante il viaggio. Un ruolo molto importante l’ha avuto Aurelian Virga che ci faceva da contatto in Romania: sentiva doganieri, centri di accoglienza, volontari nelle zone in cui eravamo diretti, cioè Siret e Suceava e ci indicava dove andare. Purtroppo il bisogno principale è all’interno dell’Ucraina, noi abbiamo lasciato ciò che portavamo dall’Italia in un deposito al confine, esattamente a Siret e il grosso problema era trovare dei trasporti dal confine all’interno dell’Ucraina.

Il viaggio è andato come avevate previsto?

Il viaggio è stato molto lungo, avevamo un idea di durata ma purtroppo ci sono stati molti ritardi. Le strade erano molto lente in Romania e quindi si è prolungato molto sia all’andata che al ritorno per via di un imprevisto alla dogana con l’Ungheria. Abbiamo tardato talmente tanto che ci siamo dovuti fermare un po’ prima del confine per far riposare gli autisti e per riposare noi. La mattina seguente siamo andati in 4 punti diversi a recuperare le persone: a Suceava, a Siret e poi al confine con l’Ungheria. Al ritorno poi abbiamo dovuto aspettare undici ore di coda in Ungheria. Alla dogana venivano richiesti i passaporti che non tutti avevano, soprattutto i bambini, che viaggiavano soltanto con i certificati di nascita. Fortunatamente, alla fine, è stato possibile fare i passaporti negli uffici della dogana. Nonostante questo l’attesa è stata lunga e faticosa. In particolare, è stato pericoloso tenere acceso il motore del pullman; se si fosse danneggiato, con le basse temperature che c’erano, poteva portare a conseguenze negative. Dopo aver contattato tutti i conoscenti dei passeggeri, entrati in Italia abbiamo fatto tappa a Venezia, Milano e Torino. Là, famigliari e amici sono venuti ad accoglierli anche di notte, in orari molto scomodi. 

Cosa fanno le realtà coinvolte? Ad es. Sapori Reclusi.

Sapori Reclusi ha fatto da collegamento tra diverse realtà che erano disposte a dare una mano in questa situazione di emergenza in diversi modi. Quindi ha fatto da collante tra Bus Company, Banca Azzoaglio e IBO Italia che a sua volta ha messo in comunicazione Sapori reclusi con associazioni rumene e con Aurelian Virga. L’associazione è un associazione culturale che si occupa di comunicazione e di dare luce a luoghi che vivono nell’oscurità e in cui è difficile accedere.

Quali sono stati i contributi più importanti, grazie ai quali tutto è stato possibile?

Tra i contributi più importanti c’è sicuramente la Bus Company, che ha fornito l’autobus e gli autisti ed è stato un contributo grandissimo, proprio come spesa e come quantità di investimento. IBO, poi, come organizzazione e come connessione con altre associazioni ci ha permesso di entrare in contatto con dogane, centri di accoglienza facendo moltissimo, dal punto di vista non solo di denaro ma organizzativo e logistico in Romania. Infine i dipendenti di Banca Azzoaglio hanno fornito i beni da trasportare fino al confine.

Come in ogni contesto che coinvolge tutti, anche questa volta, come per la questione Coronavirus, si è creata attorno al tema guerra una grande disinformazione e confusione, a tal proposito c’è qualcosa che vorresti dire? Che clima avete trovato? Cosa raccontano i profughi?

A questa domanda non mi viene facile rispondere perché il mondo attorno non l’ho vissuto, i pregiudizi e la disinformazione non l’ho percepita proprio perché ero molto dentro alla situazione. Se si lavora tanto è molto difficile guardare cosa dicono i media, cosa dicono le persone e i giornali. Stiamo lavorando veramente tanto. Il clima che si respira è di sofferenza e di confusione, grandissima sofferenza. Le persone non vorrebbero mai andarsene, alcune persone dopo tutto il viaggio sono tornate indietro per stare con i propri cari in Ucraina.

Sapori Reclusi è un’associazione che nasce grazie alla passione e alle esperienze di Davide Dutto, fotografo professionista che ha unito il cibo e la fotografia, rendendo questa combo un esperienza da inserire nel contesto sociale. L’Associazione porge uno sguardo significativo a tutte quelle persone che vivono nell’ombra, che sono costrette a fare scelte dure e che vivono ai margini della società. Una società che spesso li chiude in una bolla da cui è difficile uscire. Lo spirito di Sapori Reclusi è conoscere queste storie e dar voce a chi diventa trasparente agli occhi di coloro che hanno di più, partendo dal bisogno che hanno tutti di nutrirsi.

 

Giuliana Presti



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