Io, volontaria, diventata artista del Circus Patiento

Succede sempre così, d’altronde, e questo è il bello dei campi: parti convinto di lavorare, sudare, costruire… poi torni, e ti rendi conto di non aver cambiato quasi nulla dell’ambiente circostante, ma di esserti restaurato un pochino tu… altro che beauty farm!

Il campo a cui ho partecipato si è svolto a Ledce, un piccolo paese di 800 abitanti a circa 90 km da Praga. Nel centro terapeutico Ledovec, Martin, il responsabile della struttura, ha accolto me ed i miei 11 compagni di viaggio come degli amici. I volontari che hanno condiviso con me i 12 giorni di campo provenivano da varie parti d’Europa: c’era un bel gruppo di belgi, allegri ed amanti della birra (e la Repubblica Ceca è il posto giusto!), una ragazza coreana, una tedesca, due spagnole, due ceche, ed un ragazzo italiano.

Non è semplice descrivere a parole la magia del luogo: Ledovec è una casa parrocchiale “rivisitata”, nella quale si trova uno splendido laboratorio di arti creative, un grande orto, il recinto di pecore e capre, un forno a legna dove abbiamo cotto il pane, ogni sorta di strumento musicale (anche il pianoforte ed il violino, grazie ai quali io ed una delle volontarie belghe abbiamo fatto dei bei duetti), e tutti i trucchi ed attrezzi degni di un circo professionista.

Sì, il circo! Ledovec, la cui utenza è costituita da persone con disagio mentale, ha come proprio biglietto da visita lo spettacolo circense animato sia dagli ospiti che dagli operatori stessi. Durante la fiera del paese, quest’anno per la prima volta, anche noi volontari siamo stati vestiti, truccati e trasformati in veri e propri artisti del Circus Patiento! Beh, non esageriamo… ci abbiamo provato, con risultati più o meno buffi, ma strappando comunque gli applausi del pubblico accomodante!

Le attività che abbiamo svolto sono state molto varie, mai eccessivamente pesanti e sempre supervisionate dai responsabili del centro. Ogni mattina Martin si sedeva a tavola con noi, durante la colazione, e ci presentava la “To Do list“. Ognuno di noi, liberamente, poteva decidere a quale attività prendere parte: si potevano fare lavori di giardinaggio, affiancare il fabbro nella costruzione del palco, recarsi in città nel centro terapeutico di prossima inaugurazione o dare una mano in cucina

Sfamare le 16 bocche era una attività a tutti gli effetti, e garantisco che le soddisfazioni non sono mancate, specialmente quando io e l’altro italiano abbiamo cucinato pizza per tutti: una lavorata tremenda ma un notevole successo di pubblico!

I lavori di manutenzione sono comunque stati sempre bilanciati da tempo libero di qualità: dai bagni nel vicinissimo lago balneabile, alle pedalate in mountain bike, fino ai laboratori creativi, senza ovviamente dimenticare i due bellissimi giorni di pura vacanza trascorsi a Praga: un vero gioiello!

In Italia ho portato la consapevolezza di aver ricevuto tanto, soprattutto in termini di arricchimento culturale: ho conosciuto persone belle, ho relativizzato abitudini e costumi che davo per scontati, ed ho apprezzato la collaborazione silenziosa di persone che, come me, volevano “dare una mano” e “darsi la mano”.

Succede sempre così, d’altronde, e questo è il bello dei campi: parti convinto di lavorare, sudare, costruire… poi torni, e ti rendi conto di non aver cambiato quasi nulla dell’ambiente circostante, ma di esserti restaurato un pochino tu… altro che beauty farm!

Grazie a IBO per avermi dato questa opportunità!

Paola Cicognani, volontaria IBO estate 2012



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