L’isola che non c’è

L’isola che non c’è non è una canzone a caso, ma un pensiero che sorge da un desiderio; ognuno di noi ha il proprio, credo.

Qui in Madagascar, il desiderio che ho trovato negli occhi delle persone, corrisponde alla voglia di un futuro migliore, che passa attraverso l’istruzione, il lavoro e che ha come obiettivo l’indipendenza, la libertà di vivere senza essere sfruttati.

Abito a fianco di un villaggio chiamato Ambondrona, dove bambini di 8 anni passano intere giornate a spaccare pietre sotto il sole. Mentre osservo la situazione, penso a cosa sta accadendo nel mio paese, l’Italia, il paese che amo, il paese dove sono nato. E continuamente penso a questa canzone, l’isola che non c’è, o forse la penisola che non c’è, la terra che per molti africani corrisponde all’ancora di salvataggio, al rifugio in cui nascondersi per fuggire dalla fame, dalla guerra, dallo sfruttamento che gli stessi occidentali hanno creato.

E soffro, sapendo che mentre noi intoniamo queste note, in Italia si è disposti a pagare un calciatore 27 milioni di euro all’anno, e non si è disposti ad accogliere esseri umani, credendo veramente che siano un problema. Un essere umano un problema, un uomo che guadagna 27 milioni di euro all’anno , una normalità.

E continuo a pensare all’Isola che non c’è, all’Isola che ogni uomo immagina nel momento in cui sale su un barcone, abbandonando la propria madre, i propri fratelli, la propria terra. Gli uomini che attraversano il Mediterraneo hanno in comune molte cose con i ragazzi che vedete in questo video. Hanno voglia di riscatto, vogliono ribellarsi alla loro condizione di partenza, vogliono solamente un futuro migliore.

E mentre qui si canta, spero che gli italiani sappiano aprire il proprio cuore e la propria mente, sappiano smettere di credere alla storiella dei soldi che non ci sono, e che inizino a guardarsi intorno e a scoprire da soli, che l’unica cosa che non c’è è la voglia di aiutare, di fare a meno di una cena al ristorante per offrirne una a un affamato, di fare a meno di una vacanza per offrire del tempo agli altri, di fare a meno di una macchina di lusso per offrire un posto di lavoro a chiunque ne abbia bisogno.

Difficile è ? Si è difficile, ma almeno abbiamo capito che il problema non sono gli esseri umani, ma la nostra avidità.

Roberto Rovelli, volontario IBO in Servizio Volontario Europeo in Madagascar – Progetto EVAC



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