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Madagascar: 7 mesi a rincorrere l’equilibrio

25 giugno

8 mesi di Africa.
Gli occhi lucidi, sorridere inghiottendo la commozione davanti a chi, a sorpresa, torna a trovarti dopo aver preso un’altra via rispetto alla vita in strada ed all’elemosina. A chi ritrovi in un abbraccio che non sa più di sporco e di puzza di ferite in cancrena ma di dignità ed orgoglio. A chi invaso di felicità ed imbarazzo ti ringrazia perché ha cambiato vita. 8 mesi di Africa ed oggi é il mio giorno più felice.

16 giugno

Dal profondo del mio guscio fatto di maglietta, felpa, pile e sciarpa e sotto effetto di paracetamolo ed antibiotico intestinale (ancora una volta) penso che l’umidità pungente di questo tempo raffredda fin nelle ossa. Pioggia finissima e fittissima, ad effetto nebulizzatore di Gardaland. La differenza è che nel parco divertimenti ti ci butti dentro ad agosto per rinfrescarti, mentre qui è inverno e cerchi di ripararti, ma ti riscopri poi sempre bagnato come un pulcino. Metto piede al centro, affossando il mento dentro la mia sciarpa enorme e, come tutti i giorni di tutte queste strambe e sbilanciate stagioni, mi confronto con i piedi nudi, le gambe nude, le maglie strappate, i maglioni mancanti e le candele al naso.

“Dammi uno dei tuoi vestiti pesanti che io non ne ho”, la voce di chi conosci e sai che ogni giorno punta sull’ironia e sul teatrino nella nostra relazione di amicizia tra vite squilibrate -donna ricca bianca e ragazzo nero vagabondo-, ironia che oggi mi punge più della pioggia fitta che c’è fuori.

Mi sento veramente ridicola vittima della febbre e del mal di stomaco coccolata nei miei vestiti pesanti. Che pellaccia vivere in balia di questi sbalzi di temperatura e non essere coccolata come lo sono io. La stessa dei soliti che vivono sui marciapiedi dell’incrocio, sopra la testa si sono costruiti un riparo di teli di plastica bucata. Di quelli che vivono lungo la strada che porta a casa, nel tardo pomeriggio già bruciano ceste di vimini avanzate dal mercato sedendosi per terra intorno al calore del fuoco.

Qui anche la pioggia contiene in sè una profonda contraddizione: necessaria per la vita allo stesso tempo infierisce in quella di chi non ha nulla sopra la testa al di là del cielo, dando spazio, senza scrupolo, al fango ed al freddo. Affosso il mento nella sciarpa, a nascondermi un po’, perché anche questa volta cuore e cervello dovranno fare pace con quello che non può essere capito.

10 giugno

A vivere giorni e notti con così tanti bambini il cervello esplode ma il cuore si innamora e scopri che ne vale decisamente la pena.

5 giugno

Non voglio mai abituarmi a quello che, a primo impatto, sembra assurdo ed inconcepibile ai miei occhi occidentali. Non voglio mai che il marcio diventi parte della quotidianità e delle cose “che succedono” e che “vanno così”. Non voglio mai arrivare a pensare che non c’è soluzione alle cose che non mi stanno bene, che niente può mutare e che il cambiamento non esiste.

Voglio essere testimonianza di quanto il mondo sia sbagliato e conoscenza di quanto sia possibile qualcosa di diverso. Non voglio mai andare a braccetto con la paura del domani ma essere braccio per chi al cambiamento ci vuole credere. Non voglio mai sentirmi al di sopra e giudicante. Voglio sentirmi fortunata e ricca di cose da raccontare e far capire, senza traccia di supponenza e superbia.

Ho fatto pace con me stessa e ho imparato a vivere qui ma ho paura del confronto con chi e con cosa ho a casa, dopo 7 mesi ho più paura di questo che di assorbire con gli occhi la vita della gente con cui sono a contatto. Più volte mi sono chiesta cosa mi abbia portato a vivere in questo posto questa parentesi di vita, a tratti così meravigliosa ed incomparabile con quella di casa, a tratti così senza scrupolo nell’infierirmi scossoni alla testa ed al cuore. Assurdo come da qui tanto sembri ridicolo, la relatività delle cose ed il peso che gli viene dato a seconda di quello che c’è intorno mi sconvolge sempre.

EQUILIBRIO – “ll senso di chi, subendo diverse forze, resta padrone di sé”. In continua e totale rivoluzione di me stessa, 7 mesi a rincorrere l’equilibrio e mi sento così incasinata e così felice che non so più neanche chi cosa sono.

25 maggio

“L’amore dato non ritorna a posto
ma resta in giro e rende il cielo immenso”

Non esiste cielo più immenso di quello africano, che proprio non riesco a credere che sia lo stesso che vedo sopra di me anche nello stivale.

Sono forse le profonde meraviglie di questi luoghi a creare tanto amore da far cambiare la geometria del cielo al di sopra della terra?

Sono il contatto con la vita nel suo essere dura e cruda, l’immersione nell’essenzialità, la natura o le relazioni umane a generare vortici di emozioni classificabili poi come -amore-, a sconvolgere anche la conformazione delle nuvole? A rendere il cielo tremendamente vicino alla testa e maratoneta in linea orrizzonale? É forse perché la meraviglia della natura é così forte in ogni angolo di quest’isola che la vita si ritrova poi marcia, corrotta, ingiusta ed incredibilmente sbagliata ai miei occhi? A bilanciare la forza della bellezza, altrettanto profondo e sudicio fango. Che probabilmente se la vita si manifestasse con una bella faccia questo posto sarebbe troppo, in un attimo pronto a scatenare le gelosie dell’intero globo.

28 aprile

Due volte alla settimana il progetto della “Scuola all’aria aperta” accoglie nel cortile del centro diurno dai 15 ai 35 bambini e ragazzi che ancora passano le giornate sul marciapiede per letture, giochi, disegni e poi pranzo insieme ai 130 bambini che già quotidianamente lo frequentano. Lasciarsi l’elemosina, il lavoro e il dover essere grandi alle spalle per ricordarsi che si è capaci di disegnare o leggere e che è bello farlo insieme.

Eva Hoffmann, volontaria IBO in Servizio Civile in Madagascar



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