My Journey

My Journey

Partire per un campo di lavoro volontario, è partire verso l’ignoto, verso qualcosa che ho sempre sognato ma che non pensavo di avere la forza ed il coraggio di fare.

È piangere all’aeroporto mentre saluto tutti coloro che rappresentano la mia vita, riprendermi e sorridere solo quando l’aereo pian piano decolla, emozionandomi stavolta all’idea di quello che mi aspetta.

È fare i conti con una realtà ed un mondo diviso tra chi ha i soldi e può fare tutto e chi non sa cosa dar da mangiare ai propri figli.

È vedere bambini che fanno a gara tra chi ha le scarpe più belle e bambini che invece le scarpe non le hanno per niente, ma sorridono ugualmente.

È incontrare persone bellissime, che mi resteranno per sempre nel cuore, che ammiro per tutto quello che fanno ogni giorno e che io ho faticato a fare per un mese soltanto.

È scoprirmi capace di fare lavori manuali ai quali non mi sono mai accostata prima e sentirmi orgogliosa di me, guardando i risultati raggiunti.

È anche incontrare persone che non si rendono conto della fortuna e delle grandi opportunità che hanno nello stare in un Paese meraviglioso e pieno di potenzialità.

Persone che mentre ero lì e quel luogo era la mia vita, sono arrivata quasi a non tollerare più, ma, una volta tornata a casa con la freddezza della razionalità, mi sento di giustificare, dato l’enorme carico di problemi che devono fronteggiare ogni giorno.

È tornare chiedendosi come sia possibile che un mese e mezzo sia già terminato, e a volte non realizzare se tutte le esperienze che ho vissuto in quel piccolo distretto di Nairobi chiamato Embakasi, siano state solo un lungo e bellissimo sogno.

Partire per un campo di volontariato in una scuola, significa lasciarci il cuore.
Significa non poter vedere le foto senza piangere e desiderare di stare ancora tra loro.
In ogni banco e in ogni bambino della Corradini Catholic School in Kenya, ho lasciato parte di me, ognuno di loro mi ha dato tanto.

Grazie alla loro genuinità, alla loro dolcezza, alla timidezza di alcuni e all’esuberanza di altri, mi hanno arricchito più di quanto potessi mai sperare.

Spero di aver lasciato loro almeno un quarto dell’amore e l’affetto che loro hanno dato a me e spero riusciranno a ricordarsi di me per sempre, anche una volta cresciuti.

Io di sicuro non li scorderò mai.

Jessica Conteh, volontaria IBO Campi di Lavoro e Solidarietà, Kenya
Concorso Letterario 2017 “Racconti di una esperienza”



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