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La olla comun (pentola in comune): quando la condivisione è la chiave per la sopravvivenza

La olla comun (tradotto in italiano: pentola in comune) è un’usanza tipica delle popolazioni per  cucinare tutti insieme lo stesso pasto per tutti.

La pietanza cucinata, solitamente una zuppa, è formata da vari ingredienti condivisi dalle famiglie del gruppo a seconda delle disponibilità di ciascuno. Questa usanza viene maggiormente sfruttata nei periodi di crisi più grande dove ogni famiglia non è capace di sostenersi autonomamente a livello alimentare allora si crea questa unione per rispondere, per quanto possibile, alle necessità nutritive di tutti (in particolare dei bambini).

Il livello di solidarietà e mutuo aiuto che ho notato tra le famiglie bisognose dei quartieri poveri di Paita è qualcosa di assolutamente sconosciuto a noi occidentali.

La cosa più bella di questa usanza è che con la scusa di dare una mano in cucina, tutte le famiglie si riunisco attorno a questo grande pentolone e automaticamente si crea come una piccola realtà nella realtà. Dove magari dall’esterno può sembrarti tutto desolato e polveroso quando poi varchi la soglia di quella casa ti accorgi che tutto il calore e l’amore che non avevi incontrato fino a quel momento in quei luoghi, ora lo trovi concentrato tutto lì, attorno ad una semplice pentola su un fuoco di legna con 4 mattoni.

E questo è stato forse il più grande insegnamento che ho ricevuto nei mesi vissuti a Paita: la condivisione è la chiave per la sopravvivenza.

Ma il dato che mi ha lasciato più stupito è il numero delle persone che riescono a mangiare dalla stessa pentola. Ad esempio dalla pentola che vedete nella foto mangiano esattamente 26 persone, più in generale da ogni pentolone comune mangiano dalle 20 alle 30 famiglie.

E allora penso a tutti quei casi in Europa in cui si imbandiscono banchetti da buffet chilometrici per servire poche decine di persone e poi tutto il resto che non è consumato andrà o conservato al massimo per il giorno dopo o altrimenti molto più facilmente buttato nel cestino, ogni dannato giorno.

Se tutto quel cibo anzichè sprecato, fosse possibile distribuirlo a tutte queste realtà dove non è possibile garantire un’alimentazione quotidiana, forse qualche imprenditore guadagnerebbe qualche centinaio di migliaio di euro in meno ma sicuramente si potrebbe risparmiare la sofferenza della fame a milioni persone che non se lo meritano.

Perché il valore del cibo, non è il suo prezzo, ma la fatica fatta per da chi lo coltiva e la possibilità di sfamare ogni giorno chi non ne ha.

Ho parlato in questi giorni con un membro dello staff della parrocchia che stanno dirigendo, insieme a Padre Domingo, il magazzino dei viveri e 9 ollas comunes disseminate per tutta Paita e soprattutto la parte più periferica della città per far fronte all’emergenza COVID-19.

Per il distanziamento, le ollas comunes si sono trasformate in luoghi dove distribuire viveri: si cerca di non far andare nello stesso momento tutte le famiglie insieme ma scaglionando le persone. In più solo un membro per ogni famiglia passa a ritirare il cibo, cercando sempre di rispettare le distanze. Lo staff inoltre gira sempre per le varie ollas per verificare costantemente che le regole vengano rispettate e le distanze mantenute. Se questo non accade si può anche arrivare anche alla chiusura, non sarebbe la prima volta. Inoltre è attiva una distribuzione di generi alimentari a domicilio.

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I contagi infatti in Perù e nella zona stanno aumentando, attualmente ci sono più di 150 contagi dichiarati solo a Paita e la gente inizia a disperarsi sul serio. Ci sono stati molti contagi in banca per le file senza distanziamento e allo stesso modo al mercato.

Ci sono molti che rispettano le norme e addirittura in alcuni casi hanno misure preventive più rigide che in Italia, ma in moltissimi altri casi la gente non ha nemmeno la possibilità economica di poter rispettare le disposizioni: una mascherina, in questo periodo, è arrivata a costare fino a 36 soles (quasi 10€)!

Emanuele Corazza, volontario IBO dei Corpi Civili di Pace in Perù



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