Pasqua 2019

Pasqua 2019 | Quel pane spezzato e condiviso simbolo del nostro impegno

Carissimi amici,

vi raggiungo con queste righe per aiutarci a prolungare lo sguardo verso la Pasqua ormai alle porte.
Questa notizia, che squarcia il buio della notte e rovescia ogni segno di rassegnazione, “Gesù Cristo è risorto! Non cercatelo tra i morti, ma tra i vivi!”, questo grido sorprendente ci obbliga a rialzare il capo e a prolungare lo sguardo della speranza.

Quante volte ci sembra che ormai non ci sia più niente da fare. “Tutto quello che si poteva, si è già fatto”, è questo che ci si dice davanti alle tante porte chiuse, davanti alla persistenza dei rifiuti e degli ostacoli, davanti alla tragica situazione in cui tanti uomini e donne sono costretti a vivere, anche oggi.

“Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute” (Lc 24,21). Così dicevano quei due uomini, che lasciando Gerusalemme facevano ritorno al loro paese chiamato Emmaus, sfiduciati e assaporando il gusto amaro della delusione di chi ci aveva creduto con tutte le sue forze, di chi ci aveva messo cuore e faccia… Ma il risultato è stato proprio quello che tutti avevano loro detto ogni volta: “lascia perdere tanto le cose non cambiano!

Quell’uomo, Gesù il nazzareno, lui aveva parole come nessun altro, aveva quella coerenza unica, che sembra impossibile riscontrare in una persona, era capace d’accogliere tutti, indipendentemente dalla loro storia o condizione, sapeva raggiungerti il cuore e liberarti lo sguardo, tanto da farti vedere oltre la crosta delle proprie miopie, per rivelarti una realtà nuova, che prima ti era nascosta. Lui sapeva trasportarti nel Regno di suo Padre, facendotene respirare l’intenso profumo di misericordia, d’amore e di fraternità, di verità e di libertà. E’ questo il Regno che ogni giorno edificava nelle relazioni con gli altri, anche con quelli più ai margini dei circuiti della vita. E ti chiamava a edificarlo con lui.

Non è stato un sogno. E’ stato tutto vero, ma… Arriva sempre il capolinea e sei invitato a scendere da quella speranza che coltivavi nel cuore. Non poteva durare. Eravamo stati avvisati… Lui era morto su quella croce. E dal Cielo nessuno si era affacciato per salvarlo.

Ma quando i nostri cuori si lasciano stringere dalla tristezza e dal conto delle sconfitte, dei fallimenti, così come per questi due uomini, che erano sulla strada della ritirata proprio il giorno di Pasqua, ecco che succede qualcosa!

Un Uomo affianca noi, come affiancò loro e si sincronizza sul ritmo del nostro passo, ci guarda e ci interpella, ci chiede il perché della nostra tristezza, della nostra rassegnazione. Ci lascia raccontare e poi ci aiuta a fare memoria, purificandola da quel velo scuro e pesante che le è caduto sopra e le soffoca il respiro, le toglie la speranza.

Poi sarà quel pane spezzato e condiviso nella loro casa con quel pellegrino dei cuori stanchi, che aprirà loro gli occhi, scalderà il cuore e li restituirà alla gioia della speranza per tornare lì dove avevano lasciato tutto, a Gerusalemme, dove all’orizzonte si stagliava ancora la sagoma di quella croce, che ora non soffocava più la speranza, ma la prolungava. Ritorneranno dagli altri, alla comunità delle relazioni vere e gratuite, dove il pane si spezza e ci regala fratelli e non stranieri, dove il suo sapore e profumo è quello del Regno del Padre.

Quanti nostri volontari, nei campi di lavoro, nel servizio civile o volontario, in Italia o all’estero, quanti continuano a spezzare questo pane col dono di una parte di tempo della loro vita, col dono della loro persona. E tutti noi, insieme, lo spezziamo questo pane col nostro impegno quotidiano. “E si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, così dice il Vangelo.

Si aprano i nostri occhi e si possa vedere quella luce di speranza seminata nei nostri cuori, che prolunga la nostra missione e la realizza nell’opera di ciascun volontario e di ciascun socio.

Felice d’essere entrato in questa bella famiglia, che Padre Angelo ha fatto crescere in tutti questi lunghi anni, auguro a ciascuno che Gesù Cristo Risorto ci doni il suo Spirito in abbondanza per una buona Pasqua di Resurrezione, ovunque vi troviate.

Vi abbraccio.

Don Emanuele Zappaterra



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