Votare dall'estero per il referendum costituzionale

Referendum costituzionale: dal Perù vi invito a votare

Pochi giorni fa è arrivata qui a Lima una busta bianca dall’ambasciata, che ho aperto con la trepidazione che accompagna le prime volte. Dentro, un foglio con le istruzioni,  un’altra busta e la scheda elettorale.

Come sempre ho votato perché penso sia importante prendere una posizione, stare da una parte. Interessarsi, appunto, e in questa situazione ancora più del solito.

Perché come volontari in Servizio Civile abbiamo fatto una scelta politica contro l’indifferenza verso il mondo.

“I care” dovrebbe essere scritto grande sul nostro cuore, come sul muro di quella scuola di Barbiana e come allora in contrapposizione ai “me ne frego” e al disinteresse. Siamo venuti fin dall’altra parte del mondo perché abbiamo voluto credere che il mondo cambi anche con le piccole azioni, che si possano piantare semi.

La nostra figura di volontari, qui ma anche in Italia, ha un senso politico come tentativo di costruire la collettività da protagonisti, e la possibilità di votare significa proprio poter incidere.

Se siamo qui è perché abbiamo deciso che è importante fare un passo avanti e prendere posizione.

La nostra scelta, come giovani in Servizio Civile, non può essere quella di sentirci delusi e quindi di arrenderci. Possiamo sentirci delusi, certo, ma dobbiamo voler partecipare.

Gaber cantava: “L’importante sarebbe continuare a essere politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo, e soprattutto di un uomo che vuol vivere con gli uomini, E questo non è un diritto. È un dovere.”

C’era anche questo, in quella busta bianca dell’ambasciata.

Dario Marini Ricci, volontario IBO in Servizio Civile in Perù



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