Il mio anno di Servizio Civile e come di tutto restano 3 cose

L’inizio, proprio come la fine, è sempre il passaggio più complesso da mettere per iscritto. Forse perché, inconsciamente, racchiude sogni, aspettative e obiettivi raggiunti.
E allora mi verrebbe da partire dalle corse per prendere l’autobus, dai ritardi del treno, dai volontari con cui ho condiviso pause e cibo a non finire, dalle piadine di Demba, da Irene e Camilla con la nostra fuga al mare, dai corsi di italiano alle ragazze ESC provenienti da Francia, Romania e Portogallo, dai colleghi che mi hanno saggiamente insegnato i trucchi del mestiere, dalle mail con persone del Guatemala, India e Perù e da tutti quegli sconosciuti che dopo 12 mesi sono diventati i miei fedeli compagni di viaggio.
Come ha scritto l’autore brasiliano Fernando Sabino in un suo celebre libro:

Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.

Queste parole riecheggiano nell’aria, soprattutto ora che ho terminato il mio anno di Servizio Civile Universale (SCU). Mi rimbombano nella testa, perché fin da subito ho capito che sarebbe stato un anno diverso, particolare e, in un certo senso, speciale.
Il mio viaggio nel mondo dello SCU avrebbe dovuto materializzarsi in Guatemala, in un progetto socio-educativo a contatto con la popolazione locale e la minoranza etnica kaqchiquel, ma il COVID-19 ha fatto cambiare i piani che avevo in mente come per molti altri volontari assieme a me.
E allora, come dice Sabino, ho dovuto fare di un’interruzione un nuovo cammino. Mi sono trovata a reinventarmi, a stravolgere i miei progetti e a farmi guidare da persone più esperte di me: il team di IBO Italia.
Ferrara, città con cui da giovane ho avuto qualche conflitto, si è trasformata nella degna compagna di viaggio. Il treno, con cui mi sono spostata in questo anno di servizio, mi ha portata fedelmente in città e fatto scoprire tantissime persone. Tante storie di gente che torna, di gente che parte, di gente che ha sogni per il futuro e anche di gente che, inghiottita dalla routine, cerca di farsi spazio nel mondo.
Tuttavia, fin da subito, ho capito che avrei trovato la mia dimensione in un modo o nell’altro.
Anthony Bourdain diceva spesso che

il viaggio non è sempre bello. Non è sempre comodo. A volte fa male, ti spezza persino il cuore. Ma va bene così. Il viaggio ti cambia; dovrebbe cambiarti. Lascia segni sulla tua memoria, sulla tua coscienza, sul tuo cuore e sul tuo corpo. Prendi qualcosa con te. Sperando di lasciare qualcosa di buono alle tue spalle.

In fondo, mi sono sentita proprio così: a tratti spaesata, persa, ma pur sempre con l’idea che sarei cambiata con l’aiuto delle persone che mi hanno affiancata in questo grande viaggio non solo alla scoperta di altri/e, ma soprattutto alla (ri)scoperta di me stessa.
Lo SCU, quindi, diventa un modo per lasciarsi andare, che tu rimanga in Italia o che tu parta per destinazioni più esotiche e lontane.
Lo SCU ti insegna che le difficoltà hanno sempre una chiave di lettura e una soluzione.
Lo SCU, come hanno detto altri prima di me, ti fa vedere il mondo con gli occhi dell’Altro e ti fa scoprire colori, profumi, suoni e parole che fino a un momento prima ti erano totalmente sconosciuti.
Il Servizio Civile Universale diventa, pertanto, metafora di qualcosa di più grande di noi, ma che allo stesso tempo ci conforta e ci fa crescere mantenendoci al sicuro.
Nonostante sia difficile lasciare IBO Italia e tutte le persone che hanno fatto parte di questo viaggio, mi ricordo delle parole dello scrittore portoghese Pessoa che più volte mi ha fatto da luce nelle mie esperienze di vita all’estero

c’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.

Dire “Arrivederci” a questo SCU non sarà facile, ma sono sicura che si trasformerà nel degno bagaglio che mi porterò dietro per sempre.

Hasta siempre, IBO Italia.

 

Sara Porta – Volontaria in Servizio Civile 2021, Ferrara



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