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Una seconda famiglia

Sono arrivata a Panciu ormai più di due mesi fa. Il primo giorno al Centro Pinocchio non sapevo cosa aspettarmi: mi sentivo un po’ a disagio perché conoscevo a malapena qualche parola di romeno.

Anche per questo ero agitata all’idea di conoscere i bambini, pensavo alle difficoltà che avrei incontrato non potendo comunicare con loro. Poi sono arrivati, dopo la scuola, come sempre, per il pranzo. Le tavole erano già apparecchiate e Veronica, la cuoca, aveva preparato una buonissima ciorba. L’inverno non era ancora iniziato ed un timido sole ci aveva permesso di stare fuori in giardino a giocare. È li che Maria mi si è avvicinata e mi ha presa per mano, senza esitazione, chiedendomi di ballare.

Allora ho capito che non ci sarebbe stato bisogno di tante parole, perche «con i bambini capirsi è semplice. Quando ti prendono per mano hanno già scelto di fidarsi di te».(Valvirdis)

Da quel giorno ad oggi mi sento sempre più parte di questa grande famiglia.
Si, perché il Centro Pinocchio non è una seconda famiglia solo per i bambini lo è anche per noi volontari. Quando sei lontano da casa, per tanto tempo, hai bisogno di trovare qualcuno che ti trasmetta quel calore temporaneamente perso. Io l’ho trovato qui, tra lo staff locale e i copii (bambini). Loro hanno riempito ogni singolo pezzettino vuoto dentro di me.

Prendersi cura di qualcuno che ha bisogno è un’esperienza meravigliosa, tra le più appaganti che possano capitare ad un essere umano, in più se si è ripagati con abbracci e sorrisi è ancora più bello. A volte capita di essere pervasi da un’infinita sensazione di frustrazione; penso al futuro di questi bambini, a quanto sarà più difficile per loro realizzare qualcosa nella vita provenendo da situazioni di grave disagio sociale. Ti senti inutile. Poi però quando mi alzo la mattina presto, con il freddo della Romania che ti gela le ossa e ti ghiaccia il cuore, per portare la colazione ai “piccoletti” e assicurarmi che vadano a scuola con qualcosa nello stomaco e li vedo arrivare, uno ad uno, accennando un timido sorriso insonnolito, il mio cuore si sblocca, inizia a pulsare, mi sento carica di energia e quel senso di frustrazione vola via.

Torno a casa, do gli avanzi a Blanquita, il cane di strada alla quale mi sono affezionata, e vado al Centro e aspetto desiderosa i bambini per sentire la solita frase: “Elisa, ajuta-ma cu temele?”(mi aiuti con i compiti?), per farli divertire, per farli sentire almeno per qualche ora quello che sono: bambini.

La sera sono abbastanza stanca, ma è una stanchezza soddisfacente perché carica della gioia che hanno lasciato in me.

A volte penso al Centro Pinocchio come ad una grande bolla di sapone sospesa in aria, che crea una sorta di altra dimensione dove tutto è fatto in funzione dei bambini, del loro benessere e della loro serenità. Certo, poi c’è la vita reale, lo so, ma mi piace pensare che almeno nelle ore che trascorrono li dentro possano sentirsi apprezzati, possano studiare e ricevere un pasto caldo: cose a cui tutti i bambini del mondo dovrebbero avere diritto.

A fine giornata faccio un resoconto e ogni giorno arrivo alle stesse conclusioni: l’amore insieme all’impegno rendono realizzabili molte cose e che il tempo qui, non è mai tempo sprecato.

Elisa De Santis, volontaria IBO in Servizio Civile Romania



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