
21 Gen In Tanzania ricomincia la scuola, la riflessione delle volontarie: “Cosa significa davvero inclusione?”
In Tanzania il calendario scolastico segue l’anno solare: l’anno scolastico quindi, diversamente da quanto succede in Italia, inizia a gennaio e termina a dicembre di uno stesso anno. I primi giorni dell’anno, anche se in misura minore rispetto al mondo occidentale, sono segnati dalla frenesia dei preparativi: i genitori si precipitano in cartoleria ad acquistare i quaderni e le penne per i bambini, i sarti vengono presi d’assalto per la realizzazione delle uniformi scolastiche, le famiglie mettono insieme con difficoltà i contributi economici necessari: per la cuoca, per il pranzo, per il guardiano… per fortuna, almeno per le scuole elementari pubbliche, la retta scolastica è gratuita.
Grazie ad una legge del 2010, questi preparativi valgono per tutti: anche per i bambini con disabilità, che, tralasciando per un attimo le grandi barriere ancora esistenti e che non permettono ancora una reale inclusione scolastica per tutti, si apprestano a tornare nelle scuole governative.
Quando le scuole riaprono, anche il nostro impegno, a fianco degli insegnanti e delle istituzioni locali, riprende a pieno ritmo: anche se ormai adulti, la scuola ad ogni gennaio ri-inizia anche per noi!
Così, la scuola elementare di Kipera, ad Iringa, dove IBO Italia opera e frequentata da oltre cento bambini con disabilità, a gennaio ha ripreso le sue attività, e, come accade di solito durante i nuovi inizi, c’è un piccolo spazio per una domanda ricorrente: cosa significa davvero l’inclusione? Infatti, affrontiamo la nostra permanenza in Tanzania portandoci dietro il bagaglio culturale e di abitudini del mondo occidentale, che spesso si scontrano con la realtà e il contesto locale; queste differenze ci fanno rivalutare le nostre posizioni, e, a volte, cambiare prospettive e aspettative. Rispetto a questo tema, riportiamo una breve riflessione di Miba e Claudia, volontarie del Corpo Europeo di Solidarietà (2025/2026), che per questi ultimi mesi hanno affiancato gli insegnanti locali, di IBO e governativi, nella scuola primaria di Kipera, e in special modo nella classe riservata agli studenti con difficoltà cognitive:
“Fino a quel momento avevamo spesso associato l’inclusione all’idea di coesistenza: stare insieme nello stesso spazio, cercando compromessi che permettessero a persone con bisogni diversi di condividere un unico ambiente. Un’idea di inclusione legata soprattutto alla presenza fisica e alla convivenza.
Arrivate nella classe I.I. (Intellectual Impairment) della scuola di Kipera, questa visione ha iniziato gradualmente a trasformarsi. Le classi erano separate, ma pensate appositamente per rispondere ai bisogni specifici dei bambini che le frequentavano. Non una separazione intesa come esclusione, ma come opportunità: offrire un ambiente più adatto, accessibile e attento ai tempi, alle modalità di apprendimento e alle necessità di ciascun bambino. Da questa esperienza è emerso con chiarezza che l’educazione inclusiva non significa solo inserire bambini con disabilità nelle scuole. Significa creare contesti in cui ogni bambino possa partecipare attivamente, apprendere e esprimere il proprio potenziale, indipendentemente dalle difficoltà fisiche, sensoriali o cognitive.”
Quando in Italia si parlerebbe di “integrazione” e non di reale “inclusione”, seguendo le indicazioni e i principi internazionali, in Tanzania sembra invece essere la soluzione migliore: conoscere e confrontarsi con realtà diverse permette di mettersi in dubbio e rivalutare concetti che pensavamo potessero essere uguali e giusti ad ogni latitudine. Ecco la ricchezza dello scambio, del volontariato, dello spostamento.
Scopri di più sul lavoro di IBO Italia in Tanzania
Il nodo delle risorse finanziarie nel 2026
Ad oggi, anche se il team Cooperazione di IBO Italia ha presentato diverse candidature per ricevere fondi per il progetto in Tanzania, attivo dal 2018, non c’è una copertura economica certa per il 2026, che possa sostenere la sede e il personale locale (leggi l’articolo pubblicato su Vatican News domenica 18 gennaio 2026).
Per questo l’associazione ha attivato diverse iniziative per la raccolta fondi da privati, tra i quali una campagna di Sostegno a Distanza (SAD) per adottare una classe di 30 bambini che sarà lanciata a breve.
Inoltre, le volontarie del Servizio Civile Universale Camilla e Alice, insieme a Miba e Claudia, hanno deciso di contribuire in modo brillante alla causa creando a partire da Natale una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme “Io sono Kipera”.
Anche le volontarie spagnole del Corpo Europeo di Solidarietà Alba e Lucia hanno organizzato con le loro competenze artistiche un workshop di decorazione shopper a Casa IBO per sostenere il progetto.
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Puoi contribuire nelle seguenti modalità:
- Dona online
- Dona mediante bonifico su cc intestato a IBO ITALIA Emilbanca IT53R0707213001000000163364 causale: Donazione Tanzania
- Se sei di Ferrara, partecipa agli eventi a Casa IBO




