Tu vida transcurre en un momento apasionante…

Tu vida transcurre en un momento apasionante…

Si parte sempre per un motivo, in un viaggio c’è sempre una storia con un filo conduttore, che magari si ricongiugerà o aprirà nuovi scenari risultanti da incontri, confronti, crescite e consapevolezze. Mi piace pensarla così per avvalorare quell’alone di romanticismo e imprevedibilità che avvolge la vita e di cui spesso, risucchiati dalla rutine e gli agi, ci dimentichiamo.

Si parte per mettersi alla prova, per aiutare e/o aiutarsi, si parte perché si hanno delle aspettative oppure si preferisce “abbandonarsi” con la voglia di recepire tutto ciò che sarà una scoperta. Innumerevoli e svariate le motivazioni; qualunque esse siano “Atravete-Provaci”, saranno quelle giuste che spingeranno a lasciare i porti sicuri.

Le emozioni che le partenze sanno suscitare, vi condurranno in una nuova dimensione, con avventure e attività, che daranno vita a un’esperienza unica che avrà dell’incredibile.

La mia si è svolta in Bolivia, precisamente presso la “Ciudad de los ninos” a Cochabamba. Ritorna ancora alla mente: “entre los dos bosque”, l’indicazione come punto di riferimento per orientarsi. Campo di lavoro e solidarietà; il progetto al quale ho aderito come volontaria per un mese. Quel mese di cui inizialmente non si riesce a immaginare quale sia il rapporto tempo kronos-kairos, ma che alla fine risulta scorrere veloce, forse troppo per le tante cose ancora da voler fare e condividere. Un mese che però non impedisce di percepire la profondità degli sguardi, gli abbracci pieni di purezza, le sensazioni e i rapporti umani, i luoghi, le diversità che affascinano e le difficoltà da comprendere e superare.

La Bolivia, uno Stato che non è fatto per i deboli di cuore…in tutti i sensi! Un Paese dai paesaggi e scenari mozzafiato, tanto meravigliosi quanto ostici con le sue svariate migliaia di metri sopra il livello del mare. Quello stesso territorio ricco di minerali e metalli preziosi ambito e sfruttato, che è stato oggetto di invasioni e colonizzazioni, tanto da ridurre in povertà gli autoctoni. Una popolazione la cui fonte di sostentamento maggiore risulta essere l’agricoltura e la pastorizia, non mancano gli innumerevoli venditori ambulanti; gente nei cui occhi si legge sottomissione, sofferenza, fatica, ma anche tanta dignità e pudore. E’ in punta di piedi e con scrupolosa attenzione che bisogna rapportarsi a loro, solo così potranno essere conquistati rispetto e fiducia. Questa riservatezza che li contraddistingue, permette di preservare quelle tipicità che molto spesso corrispondono a difficoltà, che fanno della Bolivia uno dei luoghi più autentici del Sud America.

Ed è in questo contesto così complesso e delicato che spicca il campus, in cui regnano serietà, sicurezza e affidabilità. Una vera e propria oasi felice per i quasi novanta bambini. Definizione che ho maturato godendo di piccoli e semplici momenti e in delle occasioni conviviali, nelle quali l’esplosione di gioia, energia positiva e compostezza sono stati commoventi. Ho avuto modo di dedicarmi nella Ciudad a lavori manuali e, fortunata nello stare un’ora e mezza la sera a stretto contatto con i bambini per aiutarli nei compiti. Un contatto fatto di affetto, vicinanza e dolcezza ma anche di attenzione e discrezione nei confronti delle loro storie ed esigenze e quel rispetto necessario dovuto alla temporaneità dell’aiuto apportato.

Un’ esperienza irripetibile, che può essere letta come l’ arricchimento di un percorso già iniziato con se stessi, ma conclusasi con maggiore coscienza e voglia di sentire la vita in tutte le sue sfaccettature.

Roberta Verrillo, volontaria IBO del Campo di Lavoro e Solidarietà a Cochabamba (Bolivia)
Concorso Letterario 2018 “Racconti di una esperienza”



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