Una manciata di semi – Pomeriggio

È pomeriggio e il cielo è nuvoloso, le nuvole sono grigie pronte a liberare la classica tempesta di pioggia pomeridiana. La luce è speciale e c’è una signora al mercato, molto vecchia. Ha tante rughe e immagino che ogni ruga è parte di un vissuto, di un duro lavoro nei campi, di un allevare tanti figli, di un cucinare su un fuoco molto caldo con una luce troppo fioca. Non so nulla di questa signora, non so da quanti anni sta al mercato, non so quantificare nemmeno la sua età ma in questo momento delle nostre vite ci incontriamo per pochi attimi.

Non mi vede nemmeno, non sono che una delle tante facce, una dei tanti piedi che quasi la calpestano.
Sta in ginocchio su un grande sacco di cartone e guarda qualcosa dalla parte opposta dell’angolo di mercato che le appartiene.

Guarda e parla tra se, in Ishil, una lingua indigena del nord del Guatemala. Guarda. Parla tra sé. Perde il suo sguardo.

Mi fermo a osservarla un minuto, ma soprattutto mi fermo a osservare quello che vende. Davanti alle sue ginocchia c’è un telo steso per terra e sopra la merce: ci sono tre pesche piuttosto marce, tre cavoli grigi, quattro mele più nere che colorate e tre sacchi di semi di zucca altrettanto poco invitanti. Una manciata di quei semi probabilmente sarà tutto ciò che riuscirà a vendere nell’intera giornata.

E allora mi fermo e la guardo questa signora che passa la sua vita cercando di vendere cose che nessuno probabilmente comprerà… e mi si stringe il cuore. Nessuno la nota, nessuno comprerebbe nulla da lei. Però lei sta lì con tutte le sue rughe, con tutti i suoi capelli grigi, e guardando un orizzonte che forse solo lei sta vedendo.

Sara Cicala, volontaria IBO in Servizio Civile in Guatemala

Leggi gli altri capitoli del racconto “Una manciata di semi”

Una manciata di semi – Mattina
Una manciata di semi – Sera
Una maciata di semi – Notte



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