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Lotta al lavoro minorile: una mattina di contraddizioni in Guatemala

Per la giornata contro il lavoro minorile è stata organizzata una marcia da istituzioni, associazioni che lavorano per l’infanzia e alcune scuole di Chimaltenango, a cui S. ed io abbiamo partecipato in rappresentanza di Asogen. Dopo la piacevole marcia, l’evento continua in piazza, dove dal palco si susseguono discorsi che piano piano iniziano a stonare però con il contesto attorno.

L’ipocrisia di quelle parole vuote raggiunge l’apice quando J., bambino/lustra scarpe, inizia il suo lavoro ai piedi del signore seduto al mio fianco. In pochi istanti, guardando J., che a 10 anni lavora 12 ore al giorno, lo sforzo di mesi sul passare messaggi e pensieri in maniera più morbida, sul non giudicare, è messo davvero a dura prova.

Dopo una spiacevole conversazione col vecchietto/cliente di J., provo a parlarne con i responsabili dell’evento, nonché appartenenti alle varie istituzioni e associazioni lì presenti. Errore. Questo mi provoca una tachicardia e una rabbia che supera la cima dei miei capelli.

A ripensarci non so se ciò che più mi ha indignata è che J. e gli altri bambini/lustra scarpe siano passati davanti agli occhi delle istituzioni (ricordando che sono coloro che dovrebbero difendere i diritti dei minori, tra l’altro in una manifestazione contro il lavoro minorile) come entità invisibili, o che mentre davanti a noi J. continuava nel suo lavoro quotidiano e chiedevo agli organizzatori quale fosse la procedura mi guardavano imbarazzate/i, perché non avevano intenzione di far nulla, o perché semplicemente quella scena per loro era normale, nulla per cui indignarsi.

Forse è per questo, sono indignata: per chi non si indigna.

Indignata per chi non mette in imbarazzo tutti quei Signori, che con aria sufficiente si fanno lucidare le scarpe da un bambino seduto ai loro piedi. Probabilmente è vero, quel bambino aiuterà la sua famiglia con il suo sfruttamento.

Ma come ci si può abituare a guardare J. e gli altri bambini, con gli attrezzi del mestiere sotto al braccio, che tra un cliente e l’altro, si avvicinano incuriositi ai coetanei/studenti che giocano per celebrare il giorno contro il lavoro infantile?

Teresa Martino, volontaria IBO in Servizio Civile in Guatemala



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