Una porticina del cuore

Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera
Fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada…

Sono le 13.05 del 31 Agosto 2019, Cinisi.

Il campo è ormai rimasto vuoto; lo osservo da una panca del grande cerchio di “benches”, sfondo di molte emozioni forti; analizzo ogni dettaglio di questo eco-villaggio. Mi sembra ancora di sentire la musica nelle orecchie, che ti toccava il cuore perché frutto di quattro accordi e qualche filo di voce che risuonava tra il verso instancabile delle cicale. Ci piaceva come passatempo.

Oggi è il giorno delle partenze. Siamo rimasti in cinque, gli altri sono partiti tutti nella mattina e guardare il campo così spoglio di voci, di volti, di risate, di momenti di condivisione dà un valore in più a questi 12 giorni. Spesso si dice che si comprende la bellezza delle cose solo quando sono passate…ed è vero: si assapora ogni pezzettino dei ricordi che riempiono l’anima di una nostalgia malinconica. Ti fa soffrire da una parte ma, dall’altra, è il mezzo con il quale si riesce ad estrapolare la felicità di aver vissuto un’esperienza che lascia un segno nel proprio essere.

Mi rimarranno impressi i bagni al mare con Polina, che venendo dalla Russia sprizzava gioia da tutti i pori nell’andare in spiaggia, e la sua premura nel cercare qualcosa di tipico dell’Italia da riportare come regalo alla sua famiglia; gli occhi pieni di meraviglia di Dolça quando ha scoperto il significato della parola “bimbo” in italiano, non riuscendo a capacitarsi come quello
stesso termine fosse il nome di un tipo di pane in Spagna; l’inconfondibile inglese di Matteò che, in realtà, sembrava più un francese adattato all’inglese; le cene in spiaggia; le docce all’aperto e i Lupus in fabula delle due di notte.

Le parole e le espressioni simbolo del campo erano diventate “bimbo”, “cucaracha”, “it’s possible”, “go away”, “just for funny”. Sicuramente per chi le ascolta dall’esterno non significano nulla, ma per noi erano e saranno rievocazioni di istanti che hanno fermato il tempo.

Questo eco-villaggio è speciale, qui è rimasta impressa l’impronta di un fatto grave, di una battaglia portata avanti con coraggio e voglia di lasciare qualcosa di migliore al mondo di domani. In questa terra in cui si baciano rilievi, pianure, scogliere e mare, molti anni fa una piovra molto potente ha iniziato a spargere i suoi tentacoli: la mafia. Questo è un fenomeno ormai noto a tutti, ma non troppo conosciuto da tutti, non approfondito.

Ecco, l’esperienza all’eco-villaggio “Fiori di campo” mi ha regalato uno sguardo in più sull’argomento. Anche il solo fatto di trovarsi in un struttura appartenente ai beni confiscati dallo Stato alla Mafia e comprendere che, grazie all’impegno di molte persone, questa ha iniziato ad essere un luogo di accoglienza come lo è ora, ti fa rendere conto di quanti sacrifici sono stati fatti affinché tu, ragazzo del posto o straniero che sia, possa acquisire una maggiore responsabilità riguardo alla società del quale un domani sarai parte integrante e fondamentale, o meglio, del quale lo sei già, contribuendo con il tuo piccolo aiuto quotidiano.

Questo è un po’ anche il messaggio che voleva trasmettere Peppino Impastato. In realtà lui ne voleva trasmettere anche molti altri di pari importanza attraverso le sue manifestazioni, i suoi articoli di giornale e la sua radio, ma è stato ingiustamente punito per questo. Perciò è bello che per non dimenticare, mentre imbiancavi i muri esterni delle case a “Fiori di campo”, trovavi scritto su pareti, muretti, cartelli e quant’altro frasi i cui soggetti erano concetti come la legalità, il rispetto reciproco e la lealtà.

I giorni in cui si lavorava la colazione era alle 7.30, forse ci si alzava un po’ controvoglia a quell’ora, ma ora sappiamo che nel nostro piccolo abbiamo contribuito a rendere più pulita una spiaggia, a fare dell’eco-villaggio un posto più bello e a dare un aiuto alle guardie della riserva naturale del WWF vicina.

Ora, ripensando a questa esperienza, un’immagine forte che mi si presenta subito alla mente è quell’abbraccione finale che ci siamo date poco prima che Elisa entrasse in auto per raggiungere l’aeroporto. Io, Elisa e Polina ci siamo strette forti, forti, mentre i lacrimoni ci grondavano dagli occhi e le labbra dell’una si imprimevano nella guancia dell’altra. Descritta così sembra quasi una scena di addio, ma sono sicura che quello invece di un addio fosse l’inizio di un lungo cammino di amicizia. Ci siamo dette che l’anno prossimo ci rincontreremo, forse a Barcellona, da Dolça, e sapeva più di una promessa che di una frase detta all’aria.

…Fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.

Rebecca Febi, volontaria IBO del Campo di Lavoro e Solidarietà a Cinisi



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