Una storia di Street Art comunitaria

C’era una volta un quartiere periferico di una città gigantesca. Al nord della giungla metropolitana della capitale del Perù esisteva un campetto sportivo utilizzato da tutti indistintamente per giocare a calcio e pallavolo, senza prenotarlo, senza una rete e delle porte decenti, con annesso bagno non funzionante e puzzolente, e un angolo pieno di spazzatura accumulata da una settimana.

Ecco, proprio lì, in un posto isolato, apparentemente inospitale, circondato da un cerro di casette di legno decadenti, si terrà per la prima volta un festival di arti. Un festival per la comunità, per il quartiere, per i bambini e i grandi, una rivoluzione culturale che però ha bisogno di una sistemata. Quindi un bel giorno, un’allegra brigata di volontari di diverse associazioni incontra sul campetto da gioco un gruppo di bambini del quartiere e fa loro una proposta alla quale è difficile rifiutare: uniamo le nostre idee e in qualche ora, con le spugne e la pittura, decoriamo almeno una parte del muro della struttura e facciamo un murale bello colorato, in vista del festival. In fondo, verranno artisti da tutto il Perù e da altri paesi latinoamericani, dobbiamo fare bella figura.

Ci si riunisce in cerchio, si racconta qual è l’obiettivo, e carta e penna alla mano si raccolgono le idee dei piccoli: in mezz’oretta la bozza è fatta, gli artisti della Brigada Muralista accennano i contorni delle immagini da dipingere sul muro, e fanno una breve lezione su come mescolare i colori tra loro per crearne altri. E via, si lavora. Al centro del disegno mettiamo la facciona di una bimba che legge, e dalla sua testa escono…animali strani, alberi, note musicali, ragazzi che danzano, un calciatore e un tennista, un sole, un gattino, e poi nuvole e stelle. I bambini sono gli artefici, e decidono qualsiasi cosa. Se ti sei sbagliato, passi una mano di bianco e ricominci, oppure l’artista ti aiuta a pensare come aggiustare il disegno, nulla è perso. Dall’impronta di una mano di colore azzurro lasciata da un piccolino di 3 anni che giocava, nasce una nuvola; da quel segnaccio che hai fatto impulsivamente, creiamo un uccellino etc. In foto ecco il risultato.

una storia di street art comunitaria

Quando mi dissero che avremmo creato un’opera di street art in poche ore con dei bambini dai 7 ai 12 anni, mi misi a ridere, mi sembrava impossibile. Eppure sono stata testimone e artefice di quel muro, che da solo ha il potere di trasformare il paesaggio del quartiere. Ed è costato pochissima fatica e tanto divertimento. La rivoluzione (culturale) comincia sempre dalle azioni semplici, da una piccola scintilla un sabato qualunque in un quartiere disagiato delle periferie peruviane.

Di Valentina Chendi, volontaria IBO dei Corpi Civili di Pace

Tratto da Occhiaperti.net e dal blog Frida lascia la città



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