Una vuelta fra i progetti sulle Ande del Perù

Umiltà. Dare senza troppe aspettative. Donarsi. Avere fiducia nell’altro, con la consapevolezza di essere insieme.

Sono a Lima da circa due mesi. Lima, ai miei occhi, è una città grande, caotica, rumorosa, inquinata, veloce, a tratti colorata. Diciamo che non la definirei esattamente il mio habitat naturale, per me che arrivo da una frazione sull’appennino marchigiano-romagnolo che non conta più di 60 abitanti.

Il mio Servizio Civile a Lima si svolge in “Casa Tirado”, una struttura dell’Operazione Mato Grosso – Movimento, con cui IBO Italia collabora supportando progetti principalmente in ambito educativo. Qui vivo e lavoro. Si tratta di una casa dove ogni giorno passano molte persone. Volontari che arrivano dall’Italia o ci stanno tornando o scendono in città dalle missioni sparse in tutto il Perù per rinnovare documenti e sbrigare pratiche burocratiche.

Fino ad una settimana fa, queste missioni le ho solo sentite raccontare attraverso la bocca ed gli occhi di questi volontari ed ho cercato di immaginare luoghi, dinamiche e relazioni. Sabato 10 maggio, ore 22.45 bus per Huaraz. Dopo due mesi a Lima, finalmente a vedere i progetti sulla Sierra.

Inizia la vuelta

La nostra direzione – mia e di Cecilia, la mia compagna di viaggio – è Chacas, una cittadina a 3300 m di altitudine, nel bel mezzo della Cordillera Blanca. Per arrivarci passiamo all’interno del Parco nazionale del Huascarán. Si aprono attorno a noi montagne, gole, piccole lagune che vanno dall’azzurro, al blu, al verde smeraldo, sottili cascate che scorrono giù da pareti rocciose con in cima un cappello di neve e ghiaccio. Non so dove guardare e, in silenzio, i miei occhi si riempiono di bellezza.

La strada sale e scende ripida e, tornante dopo tornante, arriviamo a destinazione. Da qui l’obiettivo è osservare. Veniamo accolte con curiosità e allegria: “Ciao piacere, Lucia e Cecilia, mucho gusto” – “Aaa voi siete le volontarie di IBO!”. Ci riposiamo un po’ a causa dell’altitudine che ci ha leggermente scombussolate e siamo pronte a guardarci attorno.

Difficile raccontare nero su bianco la nostra “vuelta”. Abbiamo condensato talmente tante cose in così poco tempo, che una settimana ci è sembrata durare un mese. Abbiamo visitato Huallin, dove Antonia ci ha aperto le porte del centro universitario, dove Marta ci ha offerto una tazza di tè e Persi ci ha guidato all’interno dell’officina meccanica, Mattia ci ha invece spiegato con pazienza come funziona una centrale idroelettrica. Siamo passate dall’essere insegnanti, meccanici ed infine ingegneri.

Ci siamo poi spostate a Pomallucay, dove abbiamo velocemente appoggiato i nostri zaini per poi continuare a salire e raggiungere Illauro: un piccolo paradiso dove la sensazione è quella di trovarsi all’interno di un dipinto. Qui Madre Maria e Giancarlo ci hanno presentato le ragazze di un altro polo universitario gestito dall’OMG, un’università a 4000 metri sul livello del mare. Mi affaccio alla finestra e faccio un bel respiro. Aide ci ha poi aperto le porte di Casa Nazareth, una struttura in pietra da dove puoi ammirare tutta la Cordillera.

Rientriamo a Pomallucay, dove Giovanna ci prepara una tisana e ci suggerisce le visite del giorno seguente. Nicola ci parla dell’istituto superiore di matematica, Blanca ed Errique ci guidano all’interno della cooperativa dove viene lavorato il legno. Angela ci presenta gli anziani che vivono alla Casa di Santa Teresita: visi con qualche dente in meno e molte rughe in più di noi, che scoppiano in una grande risata quando si accorgono che osserviamo incuriosite una coppia in sedia a rotelle che si abbraccia e si scambia attenzioni. Pranziamo con Padre Burbis e Padre Elio, Claudio, Paolo e gli altri ragazzi seminaristi prima di rimetterci in viaggio.

Scendiamo a San Luis. Elisabeth ci presenta le ragazze del taller di tombolo, Valentina ci accompagna nella visita della parrocchia e della casa dei bambini. Poi ancora Chacas, la cooperativa, la queseria, i vitrales, l’ospedale, la tejeria, Padre Luca, Alberto, Marco, Silvia, Paolo, Abele che in tutto questo viaggio ci ha accompagnate con pazienza ed ascolto, rispondendo alle nostre mille domande e riflessioni.

Salire in alto per aiutare chi sta in basso

Salutiamo Chacas a bordo di un bus dalla dubbia sicurezza, per finire a Jangas dove ci accolgono Tullia e Padre Ernesto. Alipa ci guida alla scoperta della cooperativa per la lavorazione della pietra, Lisa e Madre Albertina ci presentano le ragazze dell’istituto pedagogico dove finiamo ad aiutare nel cucinare i tamales, un mix di uova, verdure e pollo avvolto in foglie e cotto, pronto per essere venduto il giorno seguente. Visitiamo una tenera abuelita in un caserìo prima di Huaraz con Elena e Lissy.

Sveglia alle quattro di mattina e via con Alipa, Tullia ed i ragazzi della cooperativa di Jangas. Dopo 5 ore di cammino tra rocce nere, cascate, muschio luccicante ed il sole che si fa lentamente spazio tra picchi innevati, arriviamo al Rifugio Ishinca, a 4350 m di altitudine dove Padre Bube e Silvia ci accolgono con un buon pranzo ed una frase appesa alla parete mi fa rallentare e sorridere: “Salire in alto per aiutare chi sta in basso”. Alcuni ragazzi ci mettono qualche ora in più, hanno il motore della centralina che verrà costruita al rifugio sulle spalle!

Ascolto i desideri e le mille domande di Teodoro che vorrebbe partire per l’Italia, chiedo per la terza volta ad Edwin di ripetere una frase scusandomi per il mio pessimo spagnolo, sorrido con gratitudine ad Arci che si preoccupa di come io stia durante la camminata con il mio zainetto, quando lui sta portando 20 kg sulle spalle.

L’ultimo giorno andiamo alla Messa dei bambini con Padre Corrado ed il pomeriggio Donato ci accompagna a visitare il taller di tessuto dove sua figlia Anna studia. Sono partita per questa “vuelta”con la sola aspettativa di conoscere un po’ meglio i progetti sostenuti da IBO Italia. Ho incontrato molto di più.

Mi piacciono le persone, mi piace osservare come la volontà di donare qualcosa di intimo e personale all’altro si faccia spazio con forza tra le parole che spesso ho sentito in questa settimana: “Se dovessimo guardare ai risultati del nostro impegno, potremmo anche lasciare tutto”. Umiltà. Dare senza troppe aspettative. Donarsi. Avere fiducia nell’altro, con la consapevolezza di essere insieme.

Davanti alla bellezza disarmante delle Ande, ho sentito forte che sarei potuta essere in qualsiasi altro posto: le persone e le relazioni fanno la differenza. Torno a Lima con la voglia e la curiosità di continuare ad incontrare.

Lucia Foscoli, volontaria IBO in Servizio Civile in Perù



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